I neuroscienziati dell’università californiana Carnegie Melton hanno analizzato il comportamento dei neuroni connessi all’apprendimento.
Le cellule del cervello possono essere distinte in due categorie: neuroni eccitatori e neuroni inibitori. I primi sono l’80% e sono dedicati a propagare le informazioni sensoriali, permettendo apprendimenti e quindi mutamenti delle abilità e delle strategie cognitive.
All’opposto i neuroni inibitori contrastano la propagazione degli stimoli e delle informazioni, contenendo e riducendo effetti plastici e di apprendimento, favorendo la riproduzione di modalità cognitive e neurali già presenti nel cervello.
Attraverso le tecnologie di imaging si è osservato che nei giovani l’attività dei neuroni inibitori è più rallentata e ridotta di quanto lo sia nelle persone più adulte.

Questa scoperta arricchisce la visione dell’apprendimento. Con il passare degli anni non si perde capacità di apprendimento per un deterioramento o un indebolimento della facoltà neurali. Ciò che avviene è uno spostamento di gerarchia e di potere nel funzionamento dei neuroni. Diventa più importante l’azione inibitoria dei neuroni.
Apprendere, nell’età adulta è più minaccioso, perché il cambiamento contrasta il bisogno di controllo e di equilibrio che si è via via prodotto con l’età. Mentre apprendere da giovani è una condizione di sopravvivenza, necessaria per dotarsi di risorse cognitive, relazionali e adattive, con il sopraggiungere dell’adultità mutano i bisogni di sopravvivenza, per diventare bisogni si continuità e ripetizione, di conservazione e controllo. Dall’eccitazione si passa all’inibizione.