Vi è un modo d’intendere l’autenticità rendendola sinonimo di sincerità. L’autenticità sarebbe, secondo questa visione, nella capacità di saper essere nella relazione con il mondo esterno ciò che si è nel proprio mondo interno, senza omettere o mutarne i contenuti. E quando questa trasposizione dell’io privato nell’io pubblico perde sincerità si perde autenticità.
E’ un’idea dell’autenticità che porta in sé una certa e precisa visione dell’essere umano.
In questa dissociazione dell’io privato dall’io pubblico si stabilisce il primato di ciò che si vive intimamente e segretamente nel proprio cuore. Il proprio sentire riservato e personale viene considerato ciò che è più vero dell’identità di una persona.

Mentre ciò che si fa, come si agisce e come si è in relazione al mondo assumono per conseguenza un valore minore, perché si tratta di una traduzione più o meno fedele della propria intimità. Al punto che si potrebbe credere che la propria autenticità possa essere compromessa dagli obblighi di una maschera da indossare nel mondo pubblico.
Questa idea di autenticità come sincerità, come corrispondenza tra il mondo interiore e i propri modi di agire, produce la rappresentazione di un conflitto tra apparenza e verità, un antagonismo tra un mondo privato, vero e positivo, contrapposto alla fatica di una relazione con il mondo esterno.

Senonché non vi è un io senza un noi, non vi è identità senza i suoi modi di prendere forma attraverso la relazione con il mondo. Ciò che siamo segretamente nel cuore è il prodotto di ciò che siamo stati e siamo nella relazione con il mondo. E ciò che siamo nei nostri modi agire, quelli positivi e quelli meno, non riguarda una maschera che nasconderebbe la nostra identità, ma è esattamente uno dei prodotti di chi siamo. L’io che siamo si compone di tutta la molteplicità delle espressioni che viviamo, segretamente nel cuore o pubblicamente nell’agire.
Pensare l’autenticità come una semplice trasposizione nel gesto dell’intimità privata dell’io ha una funzione rassicurante. Dissociando il mondo interiore da come si agisce nel mondo delle relazioni e dei fatti si ottiene le benefica credenza che vi sia un dentro nobile e un agire inevitabile. Salviamo l’idea di possedere un’identità privata più vera.
In questo modo si elude la fatica di dover riconoscere nella propria autenticità anche quando si dice di sì mentre si vorrebbe dire di no, quando si accondiscende e invece si vorrebbe dissentire e sottrarsi, quando si mente e ci si crede persone oneste, quando si omette e si crede nella trasparenza, quando si rifiutano le persone e si ha nel cuore la convinzione di essere sensibili ed empatici.

Autentico, dal greco “autòs”, se stesso, ed “entòs”, in, dentro, ci ricorda che autenticità significa saper mettere in se stessi – dentro di sé – ciò che si è.        
L’autenticità riguarda la capacità di prendere totalmente se stessi nella propria vita, in tutti i modi in cui si agisce e si costruiscono relazioni con la realtà, accettando che tutto ciò che si dice o si fa, sinceramente o mentendo, riguardi chi siamo e sia sempre l’esito e l’espressione dello stesso io, di se stessi. Senza contrapporre un dentro a un fuori, una sincerità a una menzogna, un io intimo a un io mascherato. In questa visione lo sforzo nel cercare autenticità diventa impegno nell’appropriarsi di sé, in ogni modo di essere e di cercare di pensare sé come impegno nel mondo e per il mondo.
Essere e diventare autentici non significa allora portare fuori ciò che sia ha dentro, custodito in un’intimità idealizzata. Richiede, all’opposto, di saper portare dentro, far proprio, capire e governare ciò che si diventa e si agisce nel flusso incessante delle relazioni con il mondo.

Perciò un progetto di autenticità diventa anche necessariamente un progetto di presenza nel mondo. Conquistare autenticità non è una guerra contro il mondo, un mondo che con le sue regole, la sua violenza, la sua protervia costringe a mentire, a indossare maschere. Conquistare autenticità è un progetto di sviluppo delle proprie capacità, necessarie a portare nel mondo e nelle relazioni, il possibile di cui si è capaci.
Per questa ragione l’autenticità non è un risultato che si raggiunge definitivamente e compiutamente. Perché l’identità non cessa di avere possibilità di scoperte e di incontri, di trasformazioni. Nello spazio compreso tra ciò che si è e ciò che non si potrà mai essere, l’incontro con la propria autenticità è un continuo colloquio interiore che cerca risposte nell’agire, in un incessante viaggio di inclusione di sé in se stessi.