Poche esperienze sono così indefinibili come l’esperienza della bellezza, eppure poche ci trafiggono con così tanta precisione. Non sappiamo spiegare la bellezza, ma la sappiamo vivere.

Non sono il pensiero e la riflessione che ci avvicinano al vissuto della bellezza. Perché la bellezza è un’esperienza che ci arriva da ciò che percepiamo, ascoltiamo, sentiamo. Non è un incontro che utilizza la razionalizzazione cognitiva, né cerca una spiegazione. La bellezza è partecipazione immediata che conquista i sensi. Rivelazione percepita, che invade e sorprende, senza ricorrere a un perché. Se ci occorrono le parole per spiegarci la bellezza, non la troveremo.

Possiamo comprendere perché i Greci sostenevano che ciò che è buono è bello, e viceversa (kalokagathìa), riconoscendo un profondo legame tra la bellezza e l’etica. Perché la bellezza insegna, educa ad essere.

Vivere la bellezza richiede di sottoporsi a una misura. Per farsene invadere occorre fare un passo indietro, occorre sospendere e arretrare dal pensiero, dal proprio io, con i suoi bisogni di capire, di delimitare, di spiegare. Nell’esperienza della bellezza, con la sua immediatezza sensibile, ci ritiriamo dall’egemonia del cogito. La bellezza per essere percepita e vissuta richiede umiltà. E’ esperienza possibile se si è capaci di sottomissione a ciò che si percepisce, all’illimitato e allo straordinario che si riesce a vedere, sentire, vivere, senza poterlo spiegare. Di fronte alla bellezza si tace, ci si ridimensiona.

Così, nel vivere la bellezza, per la sua natura che incanta e ci sottrae potere, se ne sperimenta la sua vicinanza con l’etica, con il buono, perché l’esperienza della bellezza genera rispetto, misura, sentendosi confinati e limitati, rispetto alla natura sconfinata e indelimitabile di ciò che si sta percependo.

Come per il buono, anche la bellezza è un modo di essere. Non vi è bellezza senza uno sguardo che se ne sappia invadere. Sapendosi perdere in ciò che percepisce e sente. Si vive la bellezza attraverso la relazione di accoglienza, deferenza e rispetto verso ciò che si vede e si avvicina. Riconoscendone misure più grandi di sé stessi. Lo stesso atteggiamento necessario per rispettare il mondo, gli altri e la vita.Forse per questo dove manca capacità di vedere bellezza, di essere toccati da misure più grandi di noi stessi, facilmente manca anche rispetto e cura, per ciò che si vive, per le cose che si utilizzano e le persone che si incontrano.