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GianMaria Zapelli elsewhere

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Le complicazioni del nostro bisogno di amore

Le complicazioni del nostro bisogno di amore

Ci costituisce un bisogno preciso e tortuoso: il bisogno di amore. Un bisogno insopprimibile, anche quando cercassimo di sopprimerlo o eluderlo.

Se è biologico, inscritto nella struttura della psiche, essere predisposti ad aver bisogno di attenzioni amorose, ciò che rende unici sono i modi di ognuno di portare in sé la propria fame di cure e di carezze. I modi con cui nelle relazioni, che sono il terreno a cui si rivolge il bisogno di amore, si cerca di ottenere e si elabora l’attenzione e il calore che si ricevono o non si ricevono.

Sono le esperienze vissute, soprattutto nei primi anni di vita, a plasmare l’alfabeto del proprio bisogno affettivo. Le emozioni della facilità con cui sono stati ricevuti abbracci e baci, piuttosto quelle dell’abbandono, del sentirsi ignorati. La sicurezza di avere vicino un amore che rifocillava di carezze oppure l’esperienza di una penuria di attenzioni, con sguardi frettolosi o algidi. Si apprende così la facilità o la fatica, l’abbondanza o la scarsità di quel nutrimento di cui non si può fare a meno. Si apprende dalle cure ricevute o da quelle che sono rimaste solo desiderate, dalla vicinanza empatica vissuta o dalla distanza che rimaneva con chi avrebbe dovuto essere in ascolto. Si apprende dal vissuto di essere sempre protetti o da quello del timore che potesse scomparire, assentarsi, il genitore amato.

Un apprendimento che da adulti diventa identità e strategia relazionale. Perché quel che si impara di sorrisi e lacrime produce la propria personale versione del mondo e di cosa attendersi.

A volte si inocula nelle proprie predisposizioni un insaziabile e permanente bisogno di amore. Il vissuto di non essere mai compresi abbastanza, mai amati abbastanza, accettati abbastanza, sempre con un costante vissuto di solitudine in sottofondo. Tanto da manifestarsi anche in una ricorrente ed esigente richiesta di attenzioni.

Oppure ci si potrebbe essere attrezzati con difese anaffettive, senza mai mostrare di desiderare affetto, attenzione; nascondendo agli altri i propri bisogni amorosi, faticando nel manifestare di volere un abbraccio, un aiuto, una carezza; intimoriti dal potersi imbattere (nuovamente) nel rifiuto, nell’assenza, nel disinteresse.

Siamo destinati ad ospitare in noi ciò che ci rende vulnerabili, bisognosi di un nutrimento psicologico che appartiene alla libertà degli altri di donarcelo, incalzati da un desiderio che ci costringe al pericolo, ovvero al potere degli altri su di noi. Abbiamo per questo modellato una strategia per convivere con la nostra vulnerabilità, con il nostro vuoto che abbisogna di affetto. Ma non sempre quel s’impara dalle esperienze, che pur forgia identità, ammaestra di felicità. A volte il bisogno di amore, invece che la condizione per essere più della propria singolarità, si potrebbe essere convertito in un pericolo, tossico e depauperante.

 

 

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