“Noi siamo gli ultimi a sapere delle attività e delle coalizioni dei nostri neuroni.” Eagleman.

Nell’immagine si vede una scacchiera. Probabilmente non vi sono dubbi nel vedere il quadrato con la lettera A più scuro del quadrato con la lettera B. In realtà i due quadrati hanno la stessa identica tonalità di grigio.

Ciò che giunge alla coscienza è un’immagine differente dell’input originario ricevuto dagli occhi. Il nostro cervello non si limita a far proprio il contenuto della percezione, ma lo elabora rendendolo coerente con l’esperienza appresa, che una scacchiera è un’alternanza di quadrati bianchi e neri. Rifiuta i fatti, quando contraddicono l’esperienza imparata. In altre parole, il nostro cervello nel dilemma tra continuare a credere nella propria esperienza e i fatti che percepisce, sceglie automaticamente e invisibilmente l’esperienza.

 

Solo una minuscola parte delle attività del nostro cervello giunge alla nostra coscienza, rendendoci consapevoli. Nel momento in cui nasce un pensiero, un’idea, i circuiti neurali hanno già lavorato dietro le quinte per ore, giorni, anni e persino generazioni. Valutano le informazioni sensoriali, le soppesano secondo un personale criterio di affidabilità, riunendole in un contenuto cosciente coerente. Non necessariamente vero. Ciò che si conosce è sempre in relazione al lavoro degli automatismi inconsapevoli del cervello, che agiscono sotto l’influenza della pigrizia (meglio risparmiare energie) e dell’esperienza (meglio ciò che ho già imparato).

 

Quali, allora, le conseguenze per la conoscenza?

Ottenere una conoscenza accurata, sempre che sia possibile, non riguarda solo come cerchiamo e raccogliamo i fatti. E’ anche l’esito della nostra capacità di sostenere un disagevole conflitto. E’ l’esito dello scontro contro ciò che la mente ci mette a disposizione spontaneamente, in modo tanto credibile e rassicurante. Si conosce andando contro la propria mente. Conoscere è il prodotto dello scomodo sforzo psicologico del dubbio, rivolto a se stessi. Il dubbio deve saper resistere alle sirene seducenti e convincenti della propria mente, che così persuasivamente produce convinzioni e certezze. Una battaglia che il dubbio, tanto sovente, perde, lasciando sul terreno la conoscenza.