Per un po’ dovremo affrontare un’economia della distanza, dello spazio necessario a garantire sicurezza. Nei mezzi di trasporto, nelle strutture ricettive, nelle scuole, nelle aziende e tanto altro. E credo sarà un’economia della disuguaglianza, della discriminazione, della disparità.

Perché da sempre, nella storia umana, lo spazio a disposizione tra sé e gli altri è stato una misura della differenza sociale. Avvicinarsi era democratizzarsi. L’assenza di spazio tra le proprie spalle e quelle degli altri, tra i propri figli e quelli degli altri nei banchi di scuola, tra il proprio tavolo e quello degli altri è sempre stato il modo tangibile, visibile, di un farsi più simili e più uguali.

Così, all’opposto, il privilegio è sempre stato nello spazio in più a disposizione, nello scompartimento del treno, nel privé del ristorante, nella distanza isolata dell’ombrellone sulla spiaggia.

L’economia Covid 19 non solo ci ferirà nelle differenziazioni salariali e occupazionali che produrrà, ma esalterà ed esaspererà una differenziazione di potere e di opportunità, che avremo sotto gli occhi tutti i giorni. Tra chi nella distanza potrà consentirsi un esclusivo stato di benessere e chi, invece, nella distanza patirà una condizione di impotenza, avendo come condizione abituale di sopravvivenza la vicinanza e la prossimità. 

Una differenza tra chi avrà abitazioni per poter separare i figli in spazi dedicati per le loro interazioni digitali con gli insegnanti e chi, invece, nella vicinanza di pochi metri quadrati sarà soverchiato da una carenza di distanza necessaria. Tra chi potrà sempre permettersi, negli spostamenti verso il lavoro, la distanza dell’auto e chi si vedrà costretto a ricorrere all’auto, sebbene le tasche preferirebbero la vicinanza del treno. Tra chi si potrà consentire vacanze con il costo aggiuntivo della distanza e chi quel costo non lo potrà sostenere, rimanendo così nella vicinanza della propria abitazione. Tra chi avrà persone che potranno mettersi in fila al posto loro e chi invece la fila la dovrà fare, a debita distanza.Come ne usciremo? Molto dipenderà dalla classe dirigente che guiderà questa rotta, imprenditori e politici, coloro che non avranno difficoltà al benessere della distanza, ma che avranno anche il potere di rendere la differenza tra distanza e vicinanza meno iniqua.