Vi sono emozioni scomode, disfunzionali, inutili, che producono stati d’animo e comportamenti che vorremmo diversi o più efficaci. Emozioni che irrompono e prendono il sopravvento, facendoci sentire meno padroni di noi stessi, irretiti in modi che ci impediscono di fare o vivere ciò che sarebbe meglio.

Ricordiamoci 6 possibili modi che aiutano nel governare – meglio – le emozioni (se ne abbiamo necessità e desiderio).

 

  1. Prevenire. Sottrarsi ad azioni, scelte e iniziative quando si è sotto l’effetto di un’emozione. Al riconoscere dell’insorgere di una reazione emotiva – disappunto, rabbia, fastidio o malessere – ci si frena immediatamente, evitando di fare ciò che vorrebbe indurci a fare lo stato d’animo che ha colonizzato emotivamente il cuore: scrivere una mail, partecipare a una riunione, trasmettere un rimprovero a un collaboratore, rispondere a una critica.
  2. Spegnere. Non è sempre possibile evitare la situazione emotigena. Allora ridurre la forza trascinante delle emozioni, estinguerla, almeno un po’, attivando le aree prefrontali della corteccia. Quando sono in azione le strutture prefrontali corticali vengono intercettate dall’amigdala, che interpreta la loro attività come un segnale di cessato allarme, di risanamento della situazione emotigena. Come allora attivare le aree prefrontali? Concentrando tutta l’attività mentale, per pochi minuti, anche per una manciata di secondi, su un solo preciso e unico contenuto di pensiero: il proprio respiro, un oggetto davanti a sé, contare sino a 10.
  3. Ironizzare. Freud scriveva: “Non avere ironia è come viaggiare in una carrozza senza sospensioni su una strada piena di sassi”. Le emozioni sono sovente esagerazioni, rendono la realtà sproporzionata e ampliata. La fonte emotigena sovente viene deformata nel vissuto, diventando più dannosa, mortificante, ingiusta di quanto in realtà sia nei fatti. Una modalità straordinaria ed efficace è saper ironizzare su ciò che si sta vivendo. Perché quando si adotta uno sguardo ironico, che cerca il ridicolo, il buffo o il paradosso, ci si allontana da ciò che si osserva. Se ne prendono le distanze. Allontanandosi dalle proprie emozioni, guardandole come spettatori divertiti e ironici, se ne spegne l’irruenza. “E che sarà mai?” Una domanda che consente di reinterpretare il significato emotigeno dell’evento che si sta vivendo e lo estingue.
  4. Modellare Il corpo è un potente e portentoso strumento per educare le proprie emozioni. L’amigdala per scatenare la sua reazione emotiva usa le informazioni che ricava analizzando i movimenti del corpo e della sua muscolatura. Un viso contratto, una respirazione concitata, una voce agitata sono segnali di preoccupazione, contrarietà o malessere che l’amigdala utilizza per dar credito ed enfatizzare emozioni aggressive e difensive. All’opposto un viso disteso e sorridente, un respiro calmo e rilassato, sono segnali che tranquillizzano l’amigdala e riducono la sua risposta spaventata, aggressiva e difensiva. Dunque imparare a modellare le espressioni facciali e il proprio rilassamento sono un ottimo modo per educare le emozioni a risposte più misurate.
  5. Riparare. A volte le emozioni sfuggono e producono effetti spiacevoli verso qualcuno. Si eccede nella rabbia e nel rimprovero, si esagera nella stizza o nella permalosità. Vi è chi si accorge dell’accaduto e si spera che il passare del tempo possa far dimenticare o distendere. Quindi non si riparano i danni causati, il malessere generato o anche solo la pessima impressione data. Meglio affrontare le conseguenze direttamente con gli interessati e cercare di ricostruire una relazione risanata. Mostrando di aver compreso i propri eccessi e di voler costruire una migliore comprensione reciproca.
  6. Modificare E’ la modalità più impegnativa, perché riguarda il saper cambiare le premesse psicologiche ed esperienziali che hanno plasmato le strategie e le logiche delle proprie risposta emotive. La loro natura è l’esito di un’educazione esistenziale. Sono state le gioie e i dolori vissuti nell’arco della propria vita, soprattutto i dolori, che hanno disegnato il software che presiede il funzionamento emotivo, che stabilisce e interpreta ciò che si incontra come minaccia, a cui reagire emotivamente, o come fonte di gioia. Si nasce neurologicamente con una funzione emotiva, ma la sua grammatica e il suo linguaggio si imparano strada facendo, esperienza dopo esperienza. E’ dunque impegnativo, anche se certamente possibile, modificare questo software emotivo, per ricalibrarne e risintonizzarne i sensori e i protocolli interpretativi. Un lavoro su di sé che richiede molto e accurato desiderio di introspezione e la tenacia nel vivere esperienze che insegnino alle proprie emozioni a non aver paura.