“Se sono più di 30 giorni che non hai fallito in nulla, potresti chiederti se ti è totalmente chiaro dove stai andando?” Michel Wintered.

Come sappiamo il timore è una poderosa forma di difesa, che si erge a proteggerci dal rischio di passare dalla padella alla brace.
Una delle condizioni in cui il timore si impone irresistibilmente è di fronte all’eventualità di poter fallire. Perché il fallimento può rappresentare un faticoso disvelamento identitario. Al cospetto del fallimento potremmo dover affrontare una revisione di quel che ci raccontiamo e pensiamo di essere. Dopo un fallimento, se abbiamo onestà intellettuale, dobbiamo riconoscere le nostre carenze. Oppure ci induce a mentirci e a rimuovere, se siamo meno forti con noi stessi. In entrambi i casi è un problema. Un increscioso incontro, faccia a faccia con noi stessi.
La paura sorge dunque nel nostro cuore, per metterci al riparo da strade che potrebbero portare ad amare scoperte.

Chi è più invulnerabile? Chi non fallisce mai, che conserva serenità e sicurezza evitando fallimenti, sottomettendosi a paure che imprigionano in desideri poco ambiziosi e in sogni poco incantevoli? O chi fallisce, che dominando le proprie paure conosce a fondo anche le proprie possibilità, la propria identità, ciò che può essere e ciò di cui può essere capace? Perché dove vi è un fallimento sovente vi è il tentativo di realizzare qualcosa di più grande o migliore di ciò che siamo o abbiamo già a disposizione.

Un potente lenitivo, d’aiuto ad affrontare il fallimento, è l’ironia
L’ironia è il più benefico congegno psicologico di difesa. Tra i meccanismi di difesa è la modalità meno nevrotica e più adattiva. Mentre la paura ci difende limitando i rischi che potremmo correre, l’ironia ci difende rendendo il rischio che corriamo meno frustrante.
L’atto ironico permette di allontanarsi, di prendere una distanza. L’ironia non ignora la vita, la rende leggera. L’ironia sa trovare nella realtà un sorriso, rendendola meno importante e seria. L’ironia spariglia le carte, destruttura, relativizza, mette alla berlina la tracotanza di paure troppo forti, ridicolizza la sconfitta, ridimensiona i rituali del cuore in cui siamo imprigionati. Saper pensare e sentire ironicamente è una risorsa che rende più indipendenti. “La libertà comincia dall’ironia” Victor Hugo.

Il fondamento dell’ironia è un pensiero che sfugge alle dogane di verità conclusive, di confini definitivi. La battuta ironica mette in gioco il ridicolo e l’ambiguità, colpendo con uno sberleffo, più o meno palesemente, la verità che cerca di essere riconosciuta. In questo modo anche il fallimento cessa di essere un marchio che inabissa, per diventare un’esperienza che si può allontanare.

Per avere un pensiero e un cuore capaci di ironia occorre saper stare sui bordi della verità, dove ogni certezza può rivelarsi anche altro, può convivere con il suo contrario. Occorre uno sguardo acuto e curioso verso tutto ciò che rimane da capire, da scoprire, da incontrare. L’ironia prende la serietà di una risposta e la trasforma nel sorriso di una domanda.

Quanto sei capace di ironia?

Poveri di ironia

  • Rimanere feriti se si viene criticati o rimproverati
  • Essere molto sicuri delle proprie convinzioni
  • Credere di conoscere perfettamente qualcosa o qualcuno
  • Affidarsi alle prime impressioni
  • Credere che i nostri errori possano causarci seri danni nel giudizio degli altri
  • Irritarsi e infastidirsi se le persone deludono le nostre aspettative
  • Attendersi di essere compresi e capiti dalla maggior parte delle persone
  • Voler essere presi sempre seriamente in ciò che diciamo
  • Non fare mai battute di spirito
  • Stupirsi quando gli altri agiscono in modo differente dal nostro
  • Sorridere poco

Ironicamente forti

  • Trovare l’incoerenza delle realtà e vederne l’inevitabilità
  • Non essere permalosi
  • Considerare la perfezione una noia, se non addirittura un male
  • Non essere in competizione con le persone, ma solo con se stessi
  • Ridere di se stessi e non prendersi tanto seriamente
  • Essere voracemente curiosi
  • Dubitare delle proprie certezze
  • Cercare nelle situazioni il loro lato divertente
  • Osservare ciò che si vive come “copione” di cui si è protagonisti, anche inconsapevolmente
  • Saper vedere le proprie emozioni come un suggeritore parziale, un po’ cieco e troppo spaventato di sbagliare
  • Sapere che il sentimento di colpa o di mortificazione sono un modo per prendere la vita sul serio, troppo sul serio
  • Sorridere molto