Il mantra è una pratica antica, il cui scopo è di tenerci in careggiata. Il mantra è costituto da due ingredienti: un testo, breve, evocativo e la sua ripetizione prolungata.

In testo di un mantra è personale, riservato e su misura: sintetizza ciò che si desidera essere o diventare. Una scelta non da poco. Le poche parole nelle quali racchiudere in modo pregnante gli aspetti fondamentali a cui ci si vuole ispirare. Poche parole per tracciare la rotta di chi si vuole essere. Poi vi è la ripetizione. Il mantra funziona se ripetuto e ripetuto.

Le neuroscienze ci consentono di comprendere quanto sia lungimirante questa pratica antica e quanto sia ancorata nei processi neurosinaptici della mente. Imporre alla mente di concentrarsi sulla ripetizione di un testo, più e più volte, è un’attività che neurologicamente rinforza le aree prefrontali della corteccia. Queste strutture hanno il compito specifico di orientare e guidare il resto della mente, soprattutto nelle sue risposte emotive spontanee e impulsive. Concentrarsi su un preciso testo, senza distrazioni, consente all’area prefrontale di diventare protagonista e, come conseguenza, di contenere e indirizzare le altre attività cerebrali, in mano alle strutture più spontanee e impulsive del cervello.

Obbligarsi, magari in occasioni in cui siamo più stressati ed emotivamente assediati, nel ripetere con concentrazione lo stesso testo, senza distrazioni, è una benefica iniezione di re-indirizzamento mentale. Attivando le strutture prefrontali del cervello si impedisce all’amigdala di padroneggiare, con i suoi prodotti emotivi reattivi; riprendendo così controllo e direzione su cosa sia giusto fare e come. 

Una persona molto cara un giorno mi ha confidato il suo mantra, dicendomi: “Quando mi trovo in difficoltà ripeto alcune volte dentro di me: devo essere POP, devo essere POP, ovvero Paziente, Ottimista e Perseverante. Lo ripeto qualche volta, mi calmo e ritorno in careggiata.”