Il merito. Poche idee godono di tanto universale desiderio e sono tanto neglette quanto il merito.

Le tre principali condizioni per generare il merito sono:

  • la decisione di un metro di misura riconosciuto e condiviso da tutti
  • l’applicazione oggettivata di questo metro
  • la capacità delle persone di accettare la valutazione del loro merito

Tutte e tre sono così impegnative e richiedono tali capacità che sono una battaglia persa. L’essere umano è destinato ad aspirare a un mondo equo e allo stesso ne è incapace. Ci si può approssimare.

A proposito del merito. Se sappiamo che non è cosa avere un mondo equo, potremmo andare oltre e chiederci quanto sia vasta questa distanza, tra la distribuzione dei premi e le capacità delle persone. Quanto le scale gerarchiche del potere, dei benefit, dei privilegi, della visibilità applaudita rispettano la scala meritocratica delle capacità possedute dalle persone.

Se andiamo ai piani inferiori della scala gerarchica del potere e dell’apprezzamento sociale troviamo, tra altri, figure come gli immigrati e le prostitute. Ma se usassimo la scala meritocratica delle capacità potremmo invece accorgersi che queste figure possiedono capacità potenti e straordinarie, inimmaginabili in molti amministratori delegati.

Sono le capacità necessarie per stare giorni e giorni, prima attraversando deserti e poi il mare, dentro mezzi angusti, con il corpo contratto, maltrattati e umiliati. Oggi la chiamiamo capacità di resilienza. Ma sono necessarie anche immense capacità di gestire lo stress, di determinazione e tenacia. Senza dimenticarci la capacità di avere motivazioni, ma anche di innovazione e creatività per affrontare problemi di ogni tipo.

Non meno portatrici di capacità eccezionali e straordinarie sono le lucciole. Soprattutto quelle che stanno ore e ore sedute al bordo di una strada, quando tutto il mondo ti passa davanti e pensa di te che sei una poco di buono, ti disprezza e si sente meglio di te. Essere lì, con negli occhi un mondo che ti rifiuta e riuscire a non precipitare nella disperazione, nella depressione, richiede dosi industriali di resilienza, di governo emotivo, di energia. Come non ricordare anche un’altra capacità tanto apprezzata nelle aziende: il coraggio. E quanta incredibile capacità di coraggio devono possedere queste donne, per affrontare un mondo ignoto di sconosciuti.

Insomma, del merito possiamo a lungo parlare, ma siamo ben lontani da una società che riconosce il merito delle capacità possedute. E non dà sollievo sapere che il merito dovrebbe riguardare anche come vengono usate queste capacità.