Vi è un assolversi facile, che si affida a giustificazioni, a ragioni che avrebbero reso inevitabile ciò che è stato fatto. Clemente e indulgente con sé. Un’assoluzione disonesta intellettualmente, omertosa.

E vi è invece chi non si perdona mai e in nulla. Sempre implacabile. Chi considera ogni sbagliare imperdonabile. Che porta in sé gli sbagli come una croce. Una severità che apparirebbe di etica encomiabile. Eppure è una prigione conveniente, perché sottrarsi sempre al proprio perdono, sentirsi sempre in difetto e manchevoli sostiene, conferma e legittima un sentimento di onnipotenza, di sentirsi causa e responsabili di tutto ciò che si vive. Una condizione psicologica che irrigidisce in una schema irreale e fittizio, di sentirsi al centro di tutto ciò che si vive. Per sua natura l’onnipotenza è esente dalla necessità di perdonarsi ed anche esonerata dalla necessità di cambiamento.

Perdonarsi significa concedersi un dono (per-donare), il dono dell’accoglienza e di un futuro rinnovato. Nel sapersi perdonare non ci si sottrae alla responsabilità, ma neppure se ne diventa complici. 

Siamo stati scortesi, abbiamo ignorato, ci siamo sottratti quando sarebbe stato necessario impegnarci. Siamo stati un po’ vili, oppure assenti. Riconosciamo gli errori e troviamo un perdono, se troviamo di impegnarci a non ripetere, se abbiamo il desiderio di riscattarci, di apprendere. Se sappiamo credere nel dono della nostra rigenerazione. 

Sapersi perdonare richiede un’intimità conversativa che non si sottrare ai propri sbagli e anche dotata di fiducia in se stessi. La fiducia necessaria a credere di poter imparare. Ci non sa perdonarsi neppure sa credere nel proprio cambiamento. E’ paralizzato opportunisticamente nell’automortificazione.

Il perdono allora non è un’assoluzione, ma la capacità e il coraggio di ripercorrere il passato, per accettarne gli errori con la serena convinzione di poter essere diversi. Per questo perdonarsi richiede una relazione amorevole con noi stessi. Per trovare i nostri sbagli, le nostre manchevolezze, convinti del nostro impegno che dal passato va verso un futuro differente.

Così il proprio perdono consente di conciliarsi con le proprie ferite, accogliere gli sbagli, riconoscerli e farli propri, confidenti di aver trovato il loro riscatto. Perché sapersi perdonare è la capacità di riconoscerci nei nostri smarrimenti, nelle nostre fragilità, e di rimborsarli con il dono del nostro cambiamento, serenamente.