Vi sono cambiamenti che possiamo fare aggiungendo, incrementando conoscenze e abilità. E ve ne sono altri, forse i più difficili, che richiedono separazioni, abbandoni. Sono distacchi da abitudini, modi di essere, a volte da legami o sogni a cui siamo ancorati. 

Sono cambiamenti faticosi e dolorosi, perché la nostra mente non ne vuole sapere, di separarsi da ciò che conosce, a cui è abituata, anche se quel che conserviamo non ci procura felicità. Perché siamo soprattutto quello che già siamo diventati, più di quello che potremmo diventare. Siamo radici profonde nelle nostre esperienze, nelle ripetizioni che si consentono di sapere quel che ci sta accadendo, nelle consuetudini che abbiamo praticato per lungo tempo, a cui ci siamo appassionati, anche se ora vivono quasi esclusivamente di questo passato, più che di un futuro di soddisfazioni e benessere che possono consentirci.

Ruoli nel lavoro che abbiamo conquistato e che conserviamo per quello che ci sono costati, più che per quello che ci consentono di felicità. Routine settimanali di attività che ripetiamo, trovando la sicurezza di un mondo che ci appartiene, anche se non è detto che sia il miglior modo di vivere il nostro tempo e di arricchircene.

E poi viene l’inaspettato, costringendoci non solo a distanze sociali, ma anche a distacchi dalle nostre abitudini, da ciò che ripetevamo e conservavamo, nei pensieri, nelle agende degli impegni, nei ruoli aziendali, nella prassi degli hobby, dello sport, delle conversazioni. Siamo forzati a separarci, non solo a distanziarci.

Ed è forse questa una delle epifanie più straordinarie a cui ci costringe, come opportunità generativa, Covid-19. Di cui parliamo quando in tanti diciamo che non saremo più gli stessi. Certo, vi sono e vi saranno perdite e separazioni che proprio non si vorrebbe. Ma abbiamo e avremo anche la possibilità di scegliere ciò da cui separarci definitivamente, perché ne saremo arricchiti, dopo che torneremo a riprenderci le nostre vite, con le loro abituali ripetizioni.