Incessante la ronda della protezione, aver da cavarsela con il proprio ciglio, l’ambizione d’essere interamente e subire la penuria, l’anatomia vulnerabile.
Nasconde la ferita il baluardo inconscio, l’impossibile di propositi costretti ai lunari del dolore, la voce senza conversare, l’accoglienza spietata.
Vigilare, non certo da rimanere illesi, almeno ripararsi, custodire un glossario per raccontarsi interi, per conservare, anche mentendosi, il giorno dopo.
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