“Come scoprire le ragioni delle mie emozioni che mi tolgono lucidità?” Paul Auster. Vi sono domande che quando trovano una risposta troviamo un futuro differente. Sovente però sono domande che non arrivano mai a una risposta conclusiva e per questo sono buone domande, perché ci fanno stare in cammino.
Ancorché sembri un paradosso, tanto le emozioni possono apparci irragionevoli, in realtà ogni emozione è mossa da una ragione, possiede una sua specifica finalità. Tutte le emozioni hanno una comune e indispensabile finalità neurobiologica: aiutarci a comprendere e ad affrontare quel che incontriamo nella vita e le esperienze che ci accadono.
Le emozioni qualificano le nostre esperienze, danno loro un significato, un valore, che può essere fondamentalmente distinto in due movimenti: ci avvicinano o ci allontanano da ciò che stiamo percependo, sentendo o pensando. Le emozioni non servono a farci sapere, ma a farci capire. Una comprensione che serve alla nostra sopravvivenza.
Se dunque questa appare la logica neurofunzionale delle emozioni, quel che poi in ciascuno di noi diventeranno le effettive e precise emozioni che viviamo, le effettive gioie o paure, gli effettivi sorrisi o fastidi, non dipende dalla natura (biologia) ma dalla cultura (le esperienze). Sono le esperienze che viviamo che plasmano e indirizzano il nostro sistema emotivo nelle sue manifestazioni. Così può accadere che impariamo dalla vita ad avere emozioni molto utili e benefiche. Come pure non impariamo ad averne alcune che invece ci sarebbero utili (es. l’ironia). Oppure, impariamo emozioni che in realtà, a conti fatti, non ci sono così necessarie (es. la permalosità).
Perciò, se volessimo conoscere le ragioni delle nostre emozioni ci occorre un viaggio nelle esperienze che abbiamo vissuto. Un viaggio non facile perché il nostro inconscio sovente ce le nasconde e ci nasconde gli effetti che le nostre esperienze hanno avuto sulla grammatica e sul funzionamento delle nostre emozioni.
Semplificando, si possono cercare le ragioni delle nostre emozioni lungo due sentieri che abbiamo percorso nella nostra esistenza:
- ciò che ci ha fatto soffrire, esperienze che hanno plasmato le nostre emozioni quando cercano di proteggerci dal ripetere esperienze di dolore già vissute;
- ciò che ci ha procurato più volte benessere e gratificazione, esperienze che hanno impresso l’attrazione per le emozioni che cercano di farci ripetere esperienze di gratificazione e benessere già vissute.
Considerando nello specifico le emozioni protettive e difensive (es. paura, rabbia, ansia, suscettibilità, diffidenza, ecc.), che possono causare irrigidimenti reattivi e comportamenti non sempre benefici per sé o per gli altri, tra i tipi di sofferenza che possono averne plasmato la mappa neurale vi sono:
- esserci sentiti soli o abbandonati,
- esserci sentiti non capiti, ignorati, sottovalutati,
- esserci sentiti invisibili o anonimi,
- esserci sentiti poco meritevoli di amore,
- esserci sentiti traditi o rifiutati.
Abbiamo dunque un viaggio di scoperta, con l’auspicio di trovare consapevolezze che ci renderanno persone ancor più felici.
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