Nello smarrimento vi è, anche, un legame con il niente. Il niente richiede del coraggio. Non aver niente da dire, non aver niente da dare, non aver niente da cercare e anche, in particolare, non aver niente da perdere.

Il cuore è un contenitore. Un contenitore dalla capienza limitata. Vi è chi ha spazi per contenere moltissimo, perché ne ha capacità, motivazioni e risorse. E chi, invece, ha ampiezze più ridotte.

Il cuore è un recipiente che impegniamo nel tenere dentro di noi emozioni, timori, promesse, attenzioni, progetti, sogni. Una dispensa che riempiamo per nutrirci e vivere. Ci leghiamo alle persone e prendiamo in noi attese, sogni, occupazioni, sforzi e gioie. Lavoriamo ed è pure spazio che si riempie di doveri, attenzioni, ascolto e altro ancora. Poi decidiamo di avere anche hobby, passioni e interessi, ed ancora dell’altro ci occupa.

Ma tutto non entra. Forse la felicità, e certo il ben-essere, derivano dall’equilibrio di pieno e vuoto che abbiamo con il nostro cuore. Chi ha bisogno di averlo sempre pieno e colmo sino all’orlo, di impegni, appuntamenti, attività, sforzi e relazioni. Chi ha un bisogno costante di rinnovarne velocemente il suo contenuto, abbandonando interessi, legami e mete, per trovare del nuovo da mettervi dentro. E chi invece, una volta che è pieno, non vi fa entrare null’altro, stabilizzando abitudini e routine.

Vi è pure chi ha bisogno di sentirlo un po’ vuoto, chi soffre ad averlo traboccante sino all’orlo, sentendosene soffocato.

Non è affatto facile governare cosa riporre nel proprio cuore. Il lavoro, con la sua imperiosa invadenza si impadronisce di pensieri, scadenze, preoccupazioni, attenzioni e attività. Così il nostro cuore si ritrova traboccante di cose che non vogliamo, ma che non abbiamo la forza o il coraggio di tenere fuori. Questa condizione a volte immalinconisce, perché costringe a lasciare all’esterno cose alle quali vorremmo dedicare del tempo e per le quali non abbiamo spazio. Oppure perché conserviamo nel cuore legami, esperienze o sentimenti da cui dovremmo liberarci.

Così, a volte, abbiamo un cuore zeppo di cose, molte delle quali non sono quelle che preferiremmo portare in noi, mentre altre, che desideriamo, o potremmo desiderare, rimangono fuori.

Forse sarebbe benefico anche incontrare un po’ di più il niente. Che non è solo vuoto, ma ancor di meno. E’ svuotamento, liberazione dal bisogno di avere idee, convinzioni, gesti e identità da tenere dentro e impegno ad utilizzare. Imparare il niente ci restituisce la decisione di cosa avere nel cuore.