Una separazione divide una coppia di amici: “L’avevo capito che sarebbe andata così.” L’appartamento viene derubato mentre si era in vacanza: “E pensare che l’avevo immaginato.”
Il futuro è anche quello che ricostruiamo di aver previsto, con il senno di poi. Il presente che viviamo sovente ci interroga su quanto abbiamo saputo prevederlo e immaginarlo, quando era ancora solo un futuro possibile. Del mondo che ci sta a cuore, non è raro che ci convinciamo di averlo previsto il presente in cui ci imbattiamo. Nello sguardo retrospettivo, che torna a quando il futuro non era ancora accaduto, troviamo un ricordo nel quale noi lo avevamo anticipato. In modo analogo, attribuiamo anche agli altri questa capacità, che già dovevano sapere cosa sarebbe accaduto e potevano prevederlo.
Ma è proprio vera questa nostra conoscenza anticipatoria? Sono diversi gli esperimenti che mostrano come si è inclini a modificare la propria memoria, influenzati dei fatti che avvengono nel presente, convincendoci di aver già intuito o capito come poi sarebbe andata a finire. In altre parole, la nostra mente ci confeziona selettivamente i ricordi, nei quali troviamo di averlo saputo prevedere il domani.
Ancora una volta ci imbattiamo nell’ostilità della nostra psiche verso il caso, l’imprevedibile. Per questo, a nostra insaputa, ci rifornisce di un vissuto rassicurante, evitandoci di sentirci impotenti marionette nel flusso degli avvenimenti. Che non sia prevedibile il male, l’inganno, la delusione, l’errore lascerebbe l’animo alla berlina del caso, dell’indeterminato, dell’impotenza. Così, quando ci imbattiamo in una realtà difficile, deludente, può accadere che si modifichino i ricordi che avevamo del passato, convincendoci che sapevamo già cosa sarebbe successo. Rincuorati su un presente che si non è imposto senza alcuna nostra capacità di esserne protagonisti, ma al contrario ne siamo stati abili profeti. Saper prevedere è poter controllare, essere al riparo dal caos.
Certo, non che non si possa mai prevedere il futuro, immaginarlo e conoscerlo. E di questa possibilità di previsione è corretto assumersene la responsabilità. Semmai, da accertarsi, come sempre quando è in corso una strategia inconsapevole, se nel credere di aver previsto il futuro o di averlo potuto prevedere si possa nascondere un punitivo e inutile senso di colpa (“Avrei dovuto capirlo”). Oppure l’incapacità di analizzare le proprie carenze, convinti di essere stati capaci di comprendere e prevedere la realtà (“Ma certo, lo sapevo che sarebbe andata così”).
È dunque controversa la nostra relazione con il futuro, perché, se potessimo prevederlo, non farsene carico sarebbe una diserzione dalle proprie responsabilità. Ma, all’opposto, se ci convinciamo erroneamente di averlo potuto prevedere, disertiamo dall’accoglienza dei nostri limiti e della finitudine della nostra esistenza ai bordi dal caso.

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