E’ un sentimento a volte disonesto l’amore, nel credersi diverso da quello che è. 

L’amore genera una legge, un diritto che sorpassa il perimetro personale e soggettivo delle aspettative. Provando amore per qualcuno e sentendosene ricambiati si produce verso l’altro un universo di attese, bisogni e desideri. Verso questo affollarsi di fantasie e attese facilmente l’amore stabilisce una differenza: tra quelle che è disponibile a considerare soggettive, personali e quindi negoziabili, e quelle che invece assegna a una legge, che trasforma in un diritto. Sarebbe delizioso che la persona amata arrivi casa con un fiore il giorno dell’anniversario del primo incontro, ma si accetta l’idea, negoziando con il proprio sentimento, che non è riprovevole se non accade. Ma che addirittura non se ne ricordi è inaccettabile. Qui scatta un malessere irrefrenabile, come fosse stata trascurata una legge, un diritto vissuto come oggettivo, che considera l’aspettativa un comma dell’universale legislazione amorosa. 

Provare amore genera l’edificazione in uno stato di diritto, che converte in doveroso ottenere ciò che si desidera. Provare amore a volte rende rivendicativi, di chi si sente dalla parte del giusto, con attese che assumono una veste universale. Così mentre ci si dice di essere tonalmente dedicati, disponibili e generosi verso chi si ama, allo stesso tempo lo si sottopone a un regime legislativo che reclama adempimenti – modi di agire e di sentire – sigillati di giustizia e doverosità. Così, l’amore, elevandoci in uno stato di aristocrazia relazionale (amare è nobile), può anche far credere di aver maturato un diritto unanimemente legittimo. 

Dunque è un aspetto intensamente delicato ciò che nell’amore riconosciamo come un’attesa nostra, personale e soggettiva, di cui ci assumiamo la paternità e la responsabilità, e le attese che invece consideriamo ‘giuste’, credendole sostenute da una legge del dovere che riguarderebbe l’amore nella sua natura universale. Dove e come mettiamo questo confine produce effetti profondamente differenti, sull’amore che si vive e la relazione che si condivide.

Perché forse è dell’amore, di cui esserne capaci, l’onestà con se stessi, riconoscendo che siamo gettati e precipitati nell’altro, nella sua totale libertà di amarci. E se non funzionasse, abbiamo la libertà di non amare.