Ci commuoviamo, un sentimento caldo e struggente ci conquista. Le lacrime d’improvviso e irrefrenabili.

Che sia il protagonista di un film, finalmente amato e compreso. Oppure un gesto inatteso che riceviamo di affetto o riconoscimento. O ancora la sofferenza riscattata da un’accoglienza. Ci commoviamo. E’ una fragranza emotiva che racchiude gioia e mestizia. Perché in ogni moto di commozione vi è la felicità per un risarcimento a una ferita che serbiamo nel cuore. Un rimborso che incassiamo tempo dopo.

L’esperienza che ci commuove ci collega a un patimento che abbiamo vissuto e di cui ora assistiamo o viviamo un riscatto: nell’amore che riceviamo, o immedesimandoci nell’amore che altri ricevono.

Difficilmente un bambino si commuove. Non ha ancora ferite da medicare. Accade a noi, adulti, dopo che la vita ci ha segnati, lasciandoci crepe. Le lacrime vengono dal cuore che ci accarezza le guance. Mettendoci a disposizione un sentimento di gioia postuma, che indennizza la ferita che custodiamo, per lo più segretamente.

Così, se la ferita riguarda un sentimento di abbandono o di carenza di amore, la commozione ci invade, risarcendoci benevolmente con lacrime di gioia, quando ci sentiamo amati, capiti, compresi. O anche solo, immedesimandoci, lo vediamo accadere negli altri.

Per questo commuoversi è un’esperienza benefica, perché è prossimità emotiva con le nostre ferite. La commozione ci riconcilia con i nostri vuoti e le nostre lacerazioni. 

PS: Peccato, allora, per chi mai ha lacrime di commozione, tanto sono segregate distanti e inaccessibili le sue ferite.