Irresistibili ci sorprendono le lacrime. Leggiamo una frase in un romanzo, assistiamo a una scena di un film, ascoltiamo le parole di una canzone, leggiamo la notizia di un gesto di generosità invisibile e ci commuoviamo.
Perché questo sentimento tanto struggente?

Le lacrime della commozione tracciano l’esperienza di un’amorevole sintesi personale con se stessi. In genere, le lacrime sono un messaggio che cerca legame, che cerca protezione, che dicono “stammi vicino”. Nella commozione la vicinanza che viviamo è quella toccante con noi stessi. Ci si commuove, etimologicamente ci si “muove insieme”. Commuoversi è la conseguenza di un incontro inatteso con se stessi. Ci stiamo dicendo qualcosa, tanto personale da scorrere sul viso: amore.

Nella scena di un film, nella sofferenza coraggiosa di una persona conosciuta, nella cronaca di un genitore eroico si scopre rispecchiata la nostra intimità più privata, solitaria e struggente. Un grande e benefico farmaco. Nulla di cui sbarazzarsi o considerare errato o imperfetto. La commozione è un’esperienza identitaria, l’emozione dolente che irrompe irresistibile ci comunica una conferma, colora il nostro mondo interiore – più vulnerabile – di bellezza e valore.

Ci si commuove perché fuori di noi troviamo – come uno specchio, sorpresi e toccati – noi stessi; quelle parti che sentiamo più occultate e solitarie. La commozione ci rende veri in ciò che viviamo, a sentirlo di valore, riconoscendo fuori di noi noi stessi. Ci commuoviamo perché l’evento esterno innesca un’esperienza di riconciliante amore con quelle parti di noi che – fragili – aspirano vicinanza e comprensione. Commossi viviamo un sentimento di complicità con noi stessi e un’identità luminosa, che troviamo nella bellezza che incontriamo. La commozione ci rende eroici, ci regala la tonificante occasione di sentirci migliori in ciò che più ci lacera. Momenti della nostra vita in cui il nostro cuore più vulnerabile ottiene grandezza.