La cortesia è un’espressione di sé, contraddistingue come facciamo differenza. 

Ricordiamoci che la cortesia è un modo di comunicare connotativo. Ovvero, non è un contenuto, ma il modo con cui si trasmette un contenuto (qualsiasi esso sia) a un’altra persona. Connota e dà forma a ciò che si comunica. La modalità della cortesia è caratterizzata dall’essere concentrati e attenti anche all’esperienza di benessere e piacere che l’altra persona vive, mentre sta comunicando con noi. 

Perciò la cortesia che si possiede, quando e quanto la si esercita, tracciano e declinano un confine, uno spartiacque che illustra come differenziamo il mondo. Perché con qualcuno ci si impegna nella cortesia e con altri no? Quali valori e quali criteri vengono interpretati per stabilire questa differenza? Chi riceve da noi una comunicazione nella quale siamo attenti a ciò che produciamo nel loro stato d’animo, e di chi invece trascuriamo quale benessere possa vivere comunicando con noi. I modi e le occasioni della nostra cortesia, come quelli della nostra assenza di cortesia, sono un preciso indizio del valore che diamo al mondo.

Ecco dunque alcuni dei modi che illustrano noi stessi, attraverso la cortesia.

  • l’opportunismo, sono cortese con chi mi conviene;
  • la paura, sono cortese con chi mi intimorisce (per qualche ragione);
  • l‘educazione, sono cortese perché ho imparato così;
  • la discriminazione, sono cortese con chi credo lo meriti (per qualche ragione);
  • lo stress, sono cortese quando ne ho le forze;
  • la scelta, sono cortese perché ho scelto di esserlo
  • la religione, sono cortese per coerenza con la religione a cui mi ispiro
  • l’occasione, sono cortese secondo lo stato d’animo, senza una direzione precisa
  • la falsa percezione di sé, mi credo più cortese di quel che sono realmente
  • la simpatia, sono cortese con chi è più facile esserlo
  • l’inspiegabilità, non capisco perché devo essere cortese con gli altri
  • ….

In breve, l’attenzione alla natura della nostra cortesia verso gli altri ci rivela non poco di noi stessi, perché nel trascurare o nell’aver cura della cortesia testimoniamo quale sia il valore che attribuiamo al mondo, di cui noi stessi facciamo parte.