Siamo in una cultura dell’immediatezza.

E’ stata largamente soppressa la distanza temporale, ma anche esperienziale, tra la nascita di un desiderio e la sua realizzazione. E’ diventato molesto e fastidioso il tempo dell’attesa e della pazienza, che separa ciò che si fa ora da ciò che se ne otterrà dopo, il tempo dello sforzo dal tempo del risultato.
Ma un desiderio senza il tempo dell’impegno dedicato alla sua realizzazione, indisponibile alla pazienza dell’attesa, quando si realizza rimane impoverito. Perché non è stato preceduto dal pensiero immaginifico e sognante, dalla speranza, dall’operosità del cuore e delle azioni che hanno saputo credere in un futuro che si sarebbe realizzato. Ogni desiderio ha bisogno di attesa per sprigionare la sua bellezza quando si realizza.

Vi sono anche altre conseguenze. Se si è disponibili a vivere solo desideri che si realizzino immediatamente, vi è il rischio che il cuore selezioni solo i desideri che non richiedano di vivere l’impegno della procrastinazione. Rinunciando così a traguardi che hanno il loro risultato nel futuro, e non nel presente.

Ma un cuore che non vive con gioia l’esperienza dell’attesa, sapendo ritardare il momento della realizzazione, rischia di perdere la capacità di fiducia e di sogno, che sono il dono di chi sa creare futuro.