La delusione è probabilmente una delle ferite più dolorose del cuore. Dover abbandonare un’aspettativa, un sogno o un desiderio, scoprendoli irrealizzabili. La delusione è un’esperienza di lutto, perché con essa qualcosa muore in noi, il desiderio o l’attesa alla quale avevamo creduto e a cui avevamo legato un po’ di noi stessi. Ci proiettiamo nel futuro, lo immaginiamo con contenuti e accadimenti che vorremmo. La delusione è l’esito di un futuro che amaramente scopriamo non appartenerci, a cui siamo estranei, perché lontano da come lo avevamo desiderato e immaginato. La delusione ci precipita nella nostra precarietà, di non avere il potere per ottenere che i nostri sogni si realizzino.

Così sembrerebbe che evitare delusioni possa apparire un buon criterio per indirizzare il nostro viaggio nelle esperienze e nella vita. Cercare di evitare di nutrire nel cuore sogni, speranze e aspettative che potrebbero poi costringerci alla dolorosa e deludente scoperta della loro infondatezza.

Eppure non è così semplice. Come se fosse soprattutto importante evitare il rovente dolore della delusione. La delusione non è solo la ferita per qualcosa che non accade come lo abbiamo desiderato. La delusione è figlia del desiderio, ovvero un genitore straordinario, ancorché a rischio di farci soffrire. Il profondo legame tra delusione e desiderio rende la delusione un’esperienza da considerare meno negativamente. Perché sopprimere il rischio di delusione, per prevenirne il dolore, significa anche sopprimere il desiderio. Una strada di cui è bene chiedersi se la cura sia meglio della malattia. “Ci sono delusioni che fanno onore a chi riesce a viverle.” (Carlos Ruiz Zafón)

Perché allora non interrogare l’esperienza della delusione per provare a riconoscerne provenienze e natura differenti?

Ecco 3 tipi ben diversi di delusione

La delusione per ingenuità. L’ingenuità è l’esito di una carenza di esperienza su come sia la realtà con cui si è in relazione. Una carenza che produce a volte aspettative irrealizzabili. Si rimane così delusi, ma, anche se si è sofferto, si cresce di esperienza, si impara e ci si arricchisce di un contenuto più completo e variegato della realtà,.

La delusione per opportunismo. Vi è delusione opportunistica. Quando è accompagnata dal rimprovero degli altri, giudicati responsabili, se non persino colpevoli, del dolore che si vive. E’ una delusione che consente di assolvere se stessi. Attribuendo agli altri le ragioni della propria delusione ci si sottrae a una ferita narcisistica, di dover ammettere di non essere stati capaci di comprendere abbastanza le persone, di non aver saputo ascoltare il loro cuore, non sapendone per questo prevederne scelte e modi. Rimaniamo delusi e ci nascondiamo il fallimento delle nostre capacità incriminando qualcuno.

La delusione con coraggio.“Dobbiamo accettare la delusione che è limitata, ma non dobbiamo mai perdere l’infinita speranza.” (Martin Luther King). Eccola l’indispensabile delusione, ancorché sarebbe preferibile evitarla. E’ la delusione di un desiderio che si è spinto molto avanti, che ha cercato traguardi coraggiosi e impegnativi, che si è innamorato di un sogno e di una speranza. “Ci sono due tragedie nella vita. Una è perdere ciò che è il più caro desiderio del nostro cuore; l’altra è ottenerlo.” (George Bernard Shaw). Vi sono delusioni necessarie. Sebbene non siamo arrivati dove sognavamo, abbiamo però fatto molta strada e abbiamo fatto scoperte, ci siamo impegnati in qualcosa di straordinario. Vi sono delusioni necessarie perché sono generate da un desiderio che si è spinto a immaginare l’impossibile. E’ avere con coraggio questo desiderio, pur sapendo che potrebbe farci incontrare delusioni, che ci consente di espandere i nostri confini, scoprire nuovi mondi, imparare nuovi paesaggi. E’ questo coraggio che fa dire, a chi sa desiderare, è meglio una delusione che un rimpianto.