L’avvento della visione freudiana riconosce all’inconscio uno statuto dirompente e rivoluzionario nella concezione psicologica del soggetto, consegnandoci un io destinato ad essere sempre un po’ straniero a se stesso. Ma, cercandone le invisibili ragioni, Freud vi trovava una funzione compensativa e moralistica. L’inconscio conterrebbe, rimuovendoli dalla coscienza, o trasfigurandoli, desideri (pulsioni) che sarebbero distruttivi socialmente, se lasciati alla loro libertà. 

Grazie alle più recenti tecnologie di monitoraggio delle attività cerebrali, abbiamo oggi importanti evidenze biologiche sulle prassi automatizzate e inconsapevoli della nostra mente. Così sappiamo che per lo più la nostra mente agisce avvalendosi di percezioni, valutazioni e scelte largamente involontarie. Dunque, non solo psicologicamente, ma anche bioneurologicamente siamo stranieri in casa nostra, ma non perché istinti libidici ci porterebbero ad autodistruggerci. Lo siamo perché la nostra mente è impegnata nel preservare il nostro equilibrio, modulando un compromesso incessante tra bisogni e necessità opposti e contraddittori, che ospitiamo e viviamo. E’ un equilibrio delicato che l’inconscio, alleato della mente, cerca di governare e proteggere, evitandoci una consapevolezza che sarebbe faticosa, se non devastante.

La regia invisibile che ci tiene in equilibrio ci consente di ottenere delle condizioni esistenziali psicologicamente sostenibili: di poterci affidare alla nostra mente, di essere dotati di una sicurezza di pensiero, d’azione e di reazione, di poter ignorare consapevolezze che ci potrebbero ferire, di poter rimane distanti da esperienze di sofferenza e pericolo. 

Sicché, per metterci a disposizione un’esistenza accettabile, dietro le quinte della coscienza si consuma un’inavvertita e unica trama personale di equilibri:

  • tra l’utilità della verità e l’opportunità dell’ignoranza,
  • tra la forza dei valori e la convenienza del compromesso,
  • tra l’ideale di noi stessi che ci occorre e la scoperta delle nostre debolezze che ci arricchisce,
  • tra il bisogno di amare e quello di odiare,
  • tra il conservare ciò che siamo, che ci rende sicuri e il cambiare che ci rende migliori.

Due universi complementari di desideri e bisogni si oppongono e si compongono reciprocamente, attraverso un compromesso identitario che avviene largamente a nostra insaputa.