Più ci è necessario essere presenti e visibili maggiore è la possibilità di non essere vicini, vicini al mondo, alle sue sfumature, alle sue tante manifestazioni, che invece richiedono attenzione, ascolto e distanza. Distanza dal bisogno di affermarci, di far sentire la nostra voce, le nostre idee. Quando noi siamo troppo presenti è il mondo ad essere meno presente.

In una società in cui assistiamo al totalitarismo della visibilità e della sorveglianza generalizzata, l’invisibilità è una militanza, un’azione controcorrente, è sottrarci al circo mediatico e sociale dell’io. Saper essere discreti non riguarda la timidezza o la paura di affrontare il mondo. E’ la capacità di godere con riservatezza della presenza e dell’esistenza degli altri.
Rimanendo invisibili, senza essere separati o distanzianti, è possibile beneficiare dell’apparizione del mondo, senza che a nostra volta ci venga richiesto di apparire. Osserviamo i nostri figli giocare, la persona che amiamo mentre è impegnata in un’attività, i colleghi intorno a un tavolo affrontare una discussione. Vicino a noi il mondo prosegue la sua vita e fortunatamente si dimentica di noi. Gli amici ospiti a casa nostra si animano in una discussione e noi usciamo dal loro radar, diventiamo invisibili; in questo spazio di discrezione troviamo una pienezza attraverso una leggerezza, dai doveri di dire il nostro punto di vista, di dover essere interessanti, acuti o spiritosi.

L’invisibilità è una prospettiva. Rimanendo visibili al mondo siamo sensibili alle sue esigenze, alle sue aspettative, cercando di anticiparle, prevenirle, affrontarle. Abbiamo lo sguardo sproporzionato di chi riempie il campo visivo di qualcosa che avvicina troppo agli occhi. Nell’invisibile discrezione invece il mondo ci appare da un’altra prospettiva, più lontano e per questo più vasto, molteplice e ricco, sottratto al condizionamento del nostro sguardo emotivamente vigilie, che cerca di comprendere minacce o sicurezze. Nell’esser discreti e inosservati non abbiamo bisogno di essere potenti. Nell’invisibilità impariamo la solida sicurezza di non essere necessari.

L’invisibilità come militanza, e non come indifferenza, è il piacere della clandestinità, del camminare rasente i muri per non farsi notare, in un mondo dove tanti cercano di trovarsi uno spazio di visibilità. Kafka ha scritto: “Nella lotta tra te e il mondo vedi di secondare il mondo”. Secondare il mondo significa non esistere a spese del mondo, ma saperlo lasciare essere. Ritirarsi dal mondo per lasciarlo esistere e abitarlo attraverso la discrezione.

Quando sappiamo impossessarci della discrezione, di questo stato defilato e non impegnato, ciò che troviamo è uno sguardo. Nella discrezione troviamo anche un riposo, un ristoro, grazie al quale ci possiamo avvicinare ai gesti impercettibili delle persone, ai sorrisi nascosti o alle nascoste tristezze, senza cercare spiegazioni, senza voler capire e senza impossessarcene. Pacificati nell’invisibilità, e grazie all’invisibilità, ci sottraiamo alle proiezioni e introiezioni che abbiamo quando siamo impegnati nella visibilità. Troviamo un amore per le apparenze, per ciò che affiora sulla superficie del mondo, le sconfinate manifestazioni della vita, che ci rimangono ignote quando siamo impegnati ad essere presenti.

 

Suggerimenti per vivere un po’ invisibilmente

  • Non aver bisogno di dire sempre il tuo pensiero. Non sempre si hanno pensieri che meritano di essere comunicati.
  • Non cercare sempre di far parte. Il bisogno di essere accettati e di trovare amore non deve essere una prigione che ci costringe a cercare sempre comunicazioni e partecipazione, o sentirne la mancanza.
  • Non essere spudorato/a. Avere pudore verso gli altri significa accorgersi di ciò le persone desiderano tenere privato e segreto.
  • Non sbagliare il momento. Essere discreti significa anche comprendere il giusto momento in cui dire e parlare, quello che permette di essere utili agli altri, non solo a noi stessi.
  • Non trascurare la bellezza. Uno dei caratteri della bellezza è la giusta misura e la precisione di ogni dettaglio. Per questo la bellezza richiede discrezione e sguardo da lontano.
  • Non farti sempre coinvolgere. Vi sono emozioni che sono schierate, in prima linea, ci spingono a giudicare, a renderci partecipi, coinvolgendoci e innescando la nostra presenza. E’ benefico sapersi allontanare, quando lo desideriamo, da queste emozioni, per ritirarsi in emozioni più discrete e morbide, quelle che si troviamo quando da distante ammiriamo il mondo nei suoi particolari meno visibili.
  • Non avere troppe certezze. Le certezze richiedono di essere difese, affermate, diffuse. Il dubbio invece spinge a prendere le distanze, a soffermarci con lo sguardo interrogativo e curioso sulla realtà che viviamo, per osservarla meglio.