La vita quando ti muovi: un modo di interrogarsi

La vita quando ti muovi: un modo di interrogarsi

Ovviamente sono molte le condizioni che determinano il percorso della propria vita. In queste poche righe propongo di considerarne una, che forse più di altre costituisce una delle più decisive esperienze nel modellare l’esistenza: la mobilità.

Non è uguale la vita di chi si muove, potendo muoversi, a quella di chi invece rimane fermo e stabile, sovente perché costretto. Anche osservando le stratificazioni sociali si può riconoscere come dove vi è marginalità, fragilità economica e culturale, dove vi è povertà, vi è anche staticità, assoggettamento all’immobilità, a una vita bloccata, nello stesso quartiere, nello stesso lavoro, nelle stesse esperienze. E anche per questo la ricerca di una vita migliore spesso inizia con il muoversi da dove ci si trova.

La  mobilità da sempre è stata la condizione per emancipare sé stessi, a cominciare da Ulisse, il cui desiderio di ritornare era certo meno irresistibile del desiderio viaggiare. Ed è evidente che la mobilità, che è esperienza di discontinuità, di mutevolezza, quanto di dislocazione di sé, non riguarda solo lo spostamento fisico da un luogo ad un altro. L’esperienza della mobilità, nelle sue tante versioni, espande la plasticità dell’io, le sue risorse adattive, le sue capacità di dotarsi di strategie variegate ed efficaci nell’affrontare la vita.

Ecco, perciò, una piccola selezione di interrogativi sulla propria mobilità, con il suo potere di dilatare le possibilità esistenziali:

  • Quanto si possiede la mobilità delle lingue? L’evidente allargamento dei propri confini comunicativi consentito dal possesso di un’altra lingua non riguarda solo le lingue nazionali (es. l’inglese). Vi sono innumerevoli linguaggi differenti, che avvicinano per cultura, per sensibilità, per condivisione di valori. Allora ci si potrebbe chiedere: quali lingue parlo e quante?
  • Quanto ci si dedica alla mobilità dei paesaggi? Si ottiene uno sguardo che vede più a fondo e accuratamente moltiplicando i mondi geo-culturali che si avvicinano e nei quali ci si immerge, piuttosto che replicare nello sguardo la stessa spiaggia, lo stesso ombrellone. Allora ci si potrebbe chiedere: quanto viaggio per cercare con lo sguardo ciò che non ho ancora visto?
  • Quanto mobili sono i propri desideri? Il desiderio focalizza energie ed emozioni, produce scoperte. Quando si è sospinti dalla curiosità e dal coraggio si incontrano desideri che cambiano e che impegnano in modi differenti le proprie possibilità. Allora ci si potrebbe chiedere: quali e quanti desideri ho alimentato e per i quali mi sono impegnat* ?
  • Quanto sono mobili e differenti le paure? Le paure rimangono uguali quando non cambiano i sogni e i traguardi, ma nuove sfide e nuovi traguardi inevitabilmente suscitano nuovi timori. Quando cambiano i timori significa che ci si sta muovendo. Allora ci si potrebbe chiedere: quanto e come cambiano le mie paure?
  • Quanto sono mobili i legami? Sono preziose le amicizie che durano negli anni, ma amicizie e relazioni che cambiano e si rinnovano consentono nuovi stimoli, nuove scoperte e nuove esperienze. Allora ci si potrebbe chiedere: quanto sono variegati i miei affetti e le mie amicizie ?
  • Quanto si mobilitano le proprie competenze? Per equipaggiare l’identità e la vita di potenzialità aiuta muoversi in nuovi territori di competenze, sfidarsi nelle abilità che non si possiedono ancora. Allora ci si potrebbe chiedere: quanto mi attira imparare nuove abilità e capacità?
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