Esistere è anche, forse soprattutto, spostarci tra vicinanza e lontananza. Ogni esperienza con gli altri è movimento, che ci colloca psicologicamente, e non solo, nella distanza che siamo in grado di vivere. Così ci avviciniamo, provando amore, interesse e ascolto, desiderio di impegno, cercando prossimità. Oppure può essere movimento che ci allontana dagli altri, che respinge o anche solo ci trattiene altrove, senza desiderio di capire meglio, di donare un sorriso, di accogliere un’attesa. A volte è distanza carica di aggressività.

Tenerci a distanza dagli altri non è solo allontanamento relazionale, separazione. E’ anche ripiegamento, introversione. Perché nel regolare la nostra distanza dagli altri stiamo anche regolando la vicinanza con noi stessi. Il bisogno di dedicarci alla singolarità del nostro io non è meno importante del bisogno di condividere l’esperienza del noi. L’Altro non è solo arricchimento, completamento, è anche occupazione che ci impegna in compromessi, in adattamenti, nello sforzo di accettazione. L’Altro è esperienza che completa, ma anche sottrae.

Allora possiamo chiederci quali siano le coordinate che seguiamo nel collocare la nostra distanza dagli altri. Le energie che ci avvinano e quelle che ci mancano per avvicinarci hanno provenienze lontane. Quali bisogni, esperienze, quali ferite, quali desideri attivano il nostro approssimarci, a cercare, persino a impegnarci nella relazione con gli altri? E dove invece il nostro movimento di avvicinamento si arresta, persino arretra?

Allora abbiamo amici che non chiamiamo, anche se li consideriamo tali. Abbiamo rapporti nei quali risparmiamo energie, anche se pur riconosciamo che un nostro impegno sarebbe giusto. Abbiamo messaggi a cui non rispondiamo, aiuto e attese che intercettiamo ma che lasciamo andare altrove. Intorno a noi un mondo colmo di occasioni nelle quali potremmo farci vicini, con un gesto, con una risposta, con una telefonata. Molte volte invece rimane la distanza, il silenzio, l’omissione, l’anestesia relazionale. L’io reclama la sua dose di separazione.

Può persino accadere che nel sentire interiore e intimo, senza azione e iniziativa, ci si possa credere vicini agli altri. Mentre nei fatti concreti siamo distanti con l’impegno. Una vicinanza confortevole, facile, perché senza la fatica della prossimità che richiede ascolto, tolleranza, sforzo.Potremmo persino credere che i nostri desideri di attenzione, di vicinanza, siano più veri dei nostri gesti, quando in realtà non abbiamo risposto, non c’eravamo, siamo rimasti distanti, perché eravamo con noi stessi