Libertà. Poche parole hanno un uso così ricorrente e allo stesso tempo così opinabile.

Potremmo chiederci, ad esempio, se ogni espressione e momento della nostra vita riguardi la nostra libertà. Oppure, se agire liberamente sia un’esperienza circostanziata, in precise condizioni. Se sia, cioè, una condizione generale dell’esistenza, oppure se la libertà sia un accadimento localizzato e intermittente. 

Provando a collocarci in questa seconda prospettiva, potremmo allora ipotizzare che non ogni nostra azione richieda l’esercizio di una libertà, ma che esiste un perimetro delle occasioni nelle quali ci avvaliamo della libertà: quando vogliamo o dobbiamo fare una scelta. Ovvero, si esercita la libertà nella scelta che facciamo tra alternative.

Rimanendo in questa ipotesi, abbiamo una conseguenza fondamentale: quando agiamo in modo istintivo, spontaneo, non siamo nel campo della libertà. Poiché dove vi è spontaneità non vi è riesame e riflessione, ma vi è automatismo involontario. Per quanto possa essere desiderabile ed entusiasmare, essere spontanei significa essere in-coscienti. La libertà interessa la consapevolezza della scelta. Facoltà, per altro, unicamente umana. 

La libertà dunque, all’opposto dell’agire spontaneo e reattivo, riguarda il valore e la capacità umana della decisione, che valuta e indirizza ciò che automaticamente e meccanicamente si produce nella mente, per ricondurlo a una consapevolezza, a una ragione, a una scelta. 

Decidere (da recidere) impegna nella scelta di ciò che si tiene non meno di ciò che si perde. Poiché in ogni decisione, come opportunità o necessità di fronte ad alternative, si produce la scelta per qualcosa, ma allo stesso tempo è anche la scelta di rinunciare o perdere qualcosa. La libertà, come condizione ed esperienza, si palesa dunque in questo travaglio della coscienza. Ed è la privazione di questa possibilità di scelta che sopprime la libertà. Una privazione che può certamente essere imposta dall’esterno, per ragioni più o meno nobili. Ma è una privazione a cui ci si può adattare, o che persino si può preferire, quando ci si libera dello sforzo impegnativo della scelta e della conseguente responsabilità.

La libertà non è quindi solo un diritto confortevole, poiché interessa l’uso che si fa della nostra specificità umana: la consapevolezza della scelta. Che proprio per questo lega l’esercizio della libertà all’eticità, perché dove vi è una scelta vi è anche l’onere delle conseguenze.

Così si potrebbe concludere, che la libertà non riguarda solo ciò che è possibile fare, ma molto di più ciò che se ne fa di questo possibile. Anche per questo non si può sottrarre totalmente la libertà a un essere umano, poiché si ha sempre a disposizione, qualunque sia la nostra condizione, la possibilità di avere almeno una scelta.