Questo è il tempo di opposti: di scarsità e di riempimento. 

Viviamo scarsità che ci amareggiano, se non addirittura ci affliggono, per ciò che ci sottraggono o ci precludono. Siamo carenti di informazioni che ci potrebbero aiutare a capire il futuro, siamo carenti di tempo da dedicare agli affetti, come siamo carenti di speranze, di fiducia, di energie che ci occorrerebbero per fare ciò che desideriamo. 

E questa insufficienza viene riempita senza tregua. Si riempiono le ore di attività senza pause, le agende di indirizzi e recapiti, i browser di preferiti e di immagini le memorie dei cellulari, si riempiono i pensieri di desideri e il silenzio di connessioni incessanti. Viviamo una scarsità popolata da abbondanza. Intossicati da una scarsità che avvelena e da un troppo pieno che svuota i significati.

Ma il sentimento di scarsità che inquina l’animo non si ripara con la pienezza, con la saturazione. Perché sono riempimenti alimentati dalla vulnerabilità.

Invece che patire il disagio emotivo di una scarsità mortificante e frustrante, che cerchiamo di saturare di abbondanza, ci si potrebbe indirizzare verso una scarsità gioiosa e benefica.

Perché il meglio è fatto di scarsità e non di abbondanza. L’eccellenza è prodotta dalla sottrazione e non dall’accumulo. La felicità è vivere di meno e non di troppo. La bellezza è levare. Ma soprattutto, i valori a cui vorremmo essere fedeli richiedono scarsità e riduzione. Perché per realizzare con coerenza un valore occorre la capacità di privarsi di scelte, abitudini, modi di agire, che ci porterebbero lontano. Per essere genitori capaci di educare i nostri figli nel modo migliore occorre scarsità e rinuncia a desideri che pur abbiamo. Per essere onesti occorre la volontà di astenersi da opportunismi che pur ci farebbero comodo. I nostri valori, quelli nei quali ci vogliamo rispecchiare, non amano l’abbondanza, l’accumulo, ma l’essenzialità e la rinuncia.

Ecco allora alcuni esempi di una scarsità trionfante, capace di renderci persone migliori:

  • meno parole, perché quando le parole abbondano non aggiungono ma perdono;
  • meno gesti, perché quando il corpo è senza controllo smarrisce l’eleganza;
  • meno certezze, perché quando sono tante le certezze non vi è spazio per cambiare;
  • meno emozioni, perché quando le emozioni straripano portano via anche il pensiero;
  • meno sfiducia, perché quando la fiducia chiude le porte si rimane al buio;
  • meno paure, perché il troppo delle paure è anche il meno di ciò si potrebbe vivere.