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GianMaria Zapelli elsewhere

Un contributo psicologico
per una vita consapevole,
gentile ed etica.

Aver cura delle esperienze che ci plasmano l’identità

Aver cura delle esperienze che ci plasmano l’identità

Non ogni vissuto, non ogni percezione o pensiero è un’esperienza.  Un’esperienza è ciò che ci rimane nei nostri modi di essere di quel che ci accade e viviamo.

Infatti, non ogni attimo della nostra vita, non ogni percezione o incontro diventano esperienza. Molto ci passa accanto o ci attraversa senza lasciare segno, né traccia. E altro scivola via perché la nostra mente lo tiene lontano, temendolo o preoccupata della fatica necessaria per farlo proprio, dovendo cambiare.

Non di meno non cessiamo di mutare attraverso quel che viviamo e quindi di raccogliere in noi esperienze, che danno forma alla nostra identità. Per la maggior parte sono esperienze che si innestano in noi e ci plasmano in modo involontario, se non inconscio. Su tutto quando viviamo del dolore, quasi sempre inatteso e indesiderato, ma, qualunque sia la sua versione, diventa esperienza, traccia che rimarrà. Poi vi sono le ripetizioni, anch’essere involontarie, di modi di agire, di scelte, che mettono radici diventando esperienze nelle routine spontanee e abitudinarie: l’uso compulsivo dello smartphone, pensare ad altro mentre si ascolta.

Ma vi sono anche esperienze che possiamo depositare in noi intenzionalmente. Comportamenti, sforzi, impegni che cerchiamo volontariamente di realizzare, credndo che potranno sagomare le nostre capacità, i nostri sentimenti e anche i nostri desideri: il matrimonio, un nuovo lavoro, ma anche la scalata di una montagna o l’impegno nel correggere la propria timidezza, attraverso lo sforzo di cercare momenti di vita fuori dalla propria zona di comfort, creando così esperienze di coraggio, memoria che rimodella timori e personalità.

Perciò, se cercassimo cosa di più profondo vi sia in noi, la sorgente della nostra identità, la matrice da cui è estratto chi siamo, dobbiamo cercare nelle esperienze che abbiamo accumulato e che portiamo con noi; ciò che abbiamo vissuto da radicarsi nei nostri modi di essere. Prima dei nostri pensieri, dei nostri desideri, di quel che crediamo o sentiamo, ancora prima dell’amore che proviamo, o dell’odio che ci attraversa, ancor prima di essere io e persona, vi è come la nostra psiche si è impossessata dell’incessante fiume degli eventi, dei fatti, delle percezioni, delle sensazioni a cui siamo stati esposti e che ci hanno toccato, diventando esperienze, grammatica e vocabolario della nostra vita.

Così allora ci si potrebbe chiedere quanto sia forte il nostro desiderio di dar forma alla nostra identità, attraverso una cura delle esperienze che cerchiamo di realizzare. Attraverso gli ingredienti che scegliamo e proponiamo ai nostri pensieri, alle nostre emozioni, ai nostri sensi, come cuochi che curano quel di cui si cibano, attenti a non intossicarci di esperienze di cui non ci accorgiamo, ma che si depositano spiacevolmente in noi.

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