Un sentimento umbratile ed esaltante quando ci imbattiamo nel “sempre”. Per sempre. Che sia per sempre ciò che vogliamo: un amore, un sogno, un’abitudine, un ricordo. Per sempre ci protetta in un tempo che supera quello limitato e a scadenza della vita. “Ti amerò per sempre”, “Sarò sempre legata a questi ricordi”, “Ci sarò sempre”.Per sempre è un pensiero afrodisiaco ed eccessivo, perché ci eccede, va oltre ciò che possiamo essere, poiché non ci appartiene il sempre, ma solo il sino a. 

Così nel credere per sempre, ancorché si intenda sin tanto che sarò in vita, si attribuisce a questa durata il valore di un’eternità. Non solo per tutta la rimanente vita che ho da vivere, ma se potessi ancor di più, eternamente.

Quando è per sempre stiamo avvicinandoci, con un sentire illogico, e per questo euforico, a qualcosa che ci è in realtà precluso, di pensarci capaci di andare oltre i nostri confini.

Ma non tutti i “sempre” che dichiariamo o sentiamo sono di questa stoffa generativa e solare, ancorché ne abbiano la stessa necessità di sottrarci al nostro limite. Vi sono dei sempre che invece producono prigioni e ostruzioni. Invece che essere consanguinei a una durata permanente gloriosa e auspicabile, sono barriere che generano carceri di pensiero e di consapevolezza. Perché vi sono dei sempre che si trasformano in fanatismo, in generalizzazioni che banalizzano la realtà e la rendono grossolana. Sono quei sempre che facilmente producono anche ostilità e conflitti. “Sarai sempre un’egoista”, “Le donne sono sempre….”. “Ho sempre ben chiaro cosa voglio”. Sono sempre che invece che ridurre il nostro limite, ne producono di nuovi, quelli che sopprimono il dubbio e la possibilità di scoprire che non è sempre così.