Abbiamo bisogno di entrambe le esperienze: di straordinario e di ordinario. Ciascuno in misure e mix personalizzate.

Come viviamo e cosa richiede lo straordinario? 

Ciò che sta fuori dall’ordinario può proporsi in versioni differenti secondo l’ordinario che si vive. Per una persona che non ascolta mai nessuno è certamente straordinario quando accade. E per chi non osa mai dire di no, quella volta che si rifiuta è occasione eccezionale. Oppure, chi è abituato a viaggi nel perimetro delle spiagge adriatiche, vedere un cielo stellato in un deserto africano è da rimanere senza fiato. Ci occorre lo straordinario, per espandere i confini dell’ordinario, per sperimentare la sorpresa e la scoperta. Per dilatare i nostri modi di essere e di far nostro il mondo.

Vi è uno straordinario che scopriamo inaspettato, che ci coglie d’improvviso. E vi è lo straordinario che cerchiamo, perché ci muoviamo intenzionalmente oltre l’ordinario. In entrambi i casi ci occorre una predisposizione, perché quando viene trovato ciò che sta oltre l’ordinario, modifica l’ordinario a cui ci si era abituati. Lo straordinario non lascia indenni. 

La nostra sensibilità verso lo straordinario è analoga a quella di uno strumento di misura, vi sono dispositivi che rilevano solo dimensioni approssimative e quelli che consentono di riconoscere il microscopico. Ci si può accorgere dello straordinario nelle sue versioni più eclatanti e palesi. Oppure vederlo in un gesto di cortesia inatteso, in una parola accurata, in un paesaggio che celebra i colori di un riflesso. Si tratta di educazione e di coraggio.

Non meno significativo e anche come viviamo e cosa richiede l’ordinario. Perché ciò che si ripete, le abitudini che replicano lo stesso, rendendolo consueto e “normale”, possono essere prigioni oppure liberazione. E’ ordinario un malessere, un vestito che ritorna stagione dopo stagione, un modo di essere uguali a tutti. Come potrebbe essere ordinario l’abitudine di leggere buone pagine di un romanzo la sera, il sorriso gentile ogni volta che salutiamo qualcuno, camminare mano nella mano con la persona che si ama da moltissimi anni.

L’ordinario non è solo una vita che si è spenta, può essere la vita che ha imparato il meglio.