“Non ho alcun talento speciale, sono solo un curioso appassionato.“ Albert Einstein

Difficile aver chiaro cosa sia la curiosità, con attribuzioni opposte, dalla qualità pregiata alla sgradevole intrusione.Ma se ci concentriamo sulla sua variante positiva ne possiamo vedere quanto sia prezioso il suo apporto alla nostra esistenza. 

Per cogliere la specificità della curiosità, possiamo trovarla nella differenza tra avere curiosità e avere interesse. Entrambi i modi riguardano il desiderio conoscitivo di un contenuto. Senonché l’interesse riguarda un contenuto che già si possiede, di cui si desidera espandere ulteriormente la conoscenza. L’interesse è verticale, va a fondo, approfondisce. 

Invece la curiosità è trasversale, orizzontale, varca confini, si spinge oltre ciò che si conosce e già si comprende. La curiosità è esploratrice, viaggia e si muove verso direzioni inesplorate.

Avere un interesse produce la scoperta di contenuti che arricchiscono e confermano ciò che si conosce. Avere una curiosità produce scoperte che mutano e rivedono idee che si possiedono, conoscenze che si erano formate. Per questo essere curiosi è difficile e richiede audacia, per questo non è così diffusa la curiosità. Semmai solo la sua versione intrusiva e vampiresca. Perché la curiosità cerca meraviglia, cerca di sorprendersi, di cambiare idea, di cambiare direzione, di smarrirsi e trovare altro. La curiosità non convive con la certezza, con la facilità con cui si arriva a una conclusione e ci si accontenta. La curiosità imbandisce la verità di dubbi e di sorrisi. 

La curiosità ben si vede nelle persone nelle quali è incandescente, perché fanno domande invece che spiegare cosa pensano, perché passano accanto e si meravigliano, perché cambiano strada per tornare a casa, perché assaggiano sapori nuovi, perché sorridono ricevendo segreti e confidenze, perché provano il corpo a danzare e le emozioni a sentire. La persona curiosa sa trovare nuove ricchezze perché ha occhi per il mondo come un mistero incessante.