Trovo difficile vedere uguaglianza nella drammatica esperienza cui ci costringe Covid 19. Perché l’uguaglianza non è una condizione biologica, è un’esperienza sociale e psicologica. Riguarda le risorse a cui possiamo accedere per la nostra esistenza, in questo caso, la nostra sopravvivenza. Siamo uguali nell’essere biologicamente soggetti al contagio del virus, ma molto differenti nelle possibilità che abbiamo a disposizione per affrontare il disagio, il dolore, le sofferenze che produce.

Siamo diversi nel poter accedere ai servizi sanitari, tra chi conosce personalmente un primario e chi deve invece attendere una risposta dopo aver chiamato il 112. Diversi nell’avere a disposizione i sistemi di protezione, come le mascherine, tra chi ha mezzi per ottenerle, magari per ruolo e status, e chi deve tornare e tornare in una farmacia, in attesa che vi sia un rifornimento. Tra chi ha un lavoro di dipendente, anche se deve usare le ferie o andare in cassa integrazione, e chi, i tanti della nuova economia della precarietà, che non hanno alcuna tutela, con o senza partita IVA, e si trovano a zero retribuzione. Neppure siamo uguali quando dobbiamo rimanere confinati, giorni e giorni con tutti i famigliari, in un appartamento di pochi metri quadrati, che diventa giorno dopo giorno sempre più piccolo e quelli, pochi e non uguali, che invece hanno a disposizione centinaia di metri quadrati.

E peggio sarà domani, quando avremo i dolori di un’economia ferita, che salverà alcuni e tanti li costringerà a faticosi sacrifici.

Non è vero che siamo uguali nella morsa del Covid 19, lo eravamo più prima. Siamo invece più vicini all’epoca industriale, dove la differenza tra chi era tutelato da un lavoro e chi non l’aveva era drammatica. Ci siamo sbarazzati delle protezioni, sedotti dalla necessità di un’economia che rivendicava meno lacci e offriva lavori meno tutelati. E ora che siamo colpiti e dobbiamo trovare risorse per arrivare a fine mese, o un medico che ci stia vicino, o un lavoro perché non ne abbiamo nella nostra precarietà, e ora che dobbiamo sopravvivere, no che non siamo uguali.