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GianMaria Zapelli elsewhere

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Il senso della sofferenza per l’inconscio

Il senso della sofferenza per l’inconscio

La dialettica tra psicoanalisi e neuroscienze è diventata sempre più prolifica. Tanto da rendersi necessaria una distinzione, tra inconscio e inconsapevole. Infatti, le ricerche empiriche delle neuroscienze hanno largamente provato l’incessante molteplicità degli atti di pensiero, emotivi e percettivi del cervello che sfuggono alla coscienza e alla riflessione consapevole. Ma non tutto ciò che la nostra mente fa inconsapevolmente è anche dettato da una logica inconscia.

L’apporto della psicologia, a cui non giungono le ricerche neuroscientifiche, è di saper ricostruire le ragioni, le cause, che legano tra loro atti mentali differenti, che non possono essere trovate con una risonanza magnetica del cervello. In particolate, una strategia inconscia ricorrente della mente, che accomuna molte differenti azioni inconsapevoli, è di dedicarsi alla nostra protezione psicologica, per sottrarci o alleviarci esperienze cognitive che potrebbero causarci sofferenza o dolore. L’inconscio è un apparato difensivo.

È possibile ricostruire 5 minacce di sofferenza che attivano le nostre difese inconsce, che operano all’oscuro della nostra coscienza:

  1. danneggiare la narrazione di sé a cui ci si è affidati: veniamo protetti inconsciamente dalla possibilità di conoscere parti di noi stessi destabilizzanti e inaccettabili;
  2. rivivere sofferenze già vissute: veniamo protetti credendo di scegliere liberamente, quando invece siamo condizionati dalle sofferenze vissute nel passato;
  3. affrontare l’assenza di controllo sulla propria vita: il sentimento della nostra solidità viene protetto da strategie inconsce che celano il timore che guida le nostre scelte;
  4. elaborare il lutto e la separazione: ci difendiamo con strategie inconsce che ci rendono meno dolorosa la perdita;
  5. vivere l’esclusione sociale e affettiva: l’esperienza dolorosa della solitudine viene evitata attraverso l’azione inconscia che influenza i nostri sentimenti e i nostri legami.

Poiché l’esperienza della sofferenza è pur presente nella nostra vita (e non poco), si potrebbe pensare che il soccorso inconscio stia fallendo. In realtà, sovente vi sono esperienze che ci espongono a più sofferenze contemporaneamente. Perciò l’inconscio sceglie a quale sofferenza dedicare la sua azione difensiva. Così può essere che una sofferenza che si vive sia la condizione per tener lontani da una consapevolezza ben più dolorosa.

Per concludere, nel regolare la sua azione difensiva, la nostra sentinella inconscia considera anche le nostre capacità di tollerare ed elaborare l’esperienza dolorosa. Tant’è che più siamo cagionevoli psicologicamente maggiori sono le difense inconsce.

PS: Come per ogni sistema di difesa, accade anche che non funzioni, infatti vi sono dolori che l’inconscio non riesce ad evitarci.

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