A volte la distanza tra i nostri desideri e la loro realizzazione è misurata dalla disciplina che ci occorre.
Vi sono desideri che per essere realizzati non richiedono di correre rischi e scelte coraggiose, neppure sono ostacolati da vincoli o legami che immobilizzano. Come desiderare di riuscire ad essere più pazienti con le persone che si amano, o più in forma con il proprio corpo, o anche più arricchiti da buone letture.
Vi sono desideri che non richiedono neppure dosi di tempo che non si possiedono. Perché per saper vedere anche il bicchiere mezzo pieno ed essere più amabili, per essere meno permalosi e avere il cuore più leggero, oppure per concedersi quotidianamente qualche minuto per un buon romanzo non è certo il tempo ad ostacolare la realizzazione di questi piccoli ma giganteschi mutamenti di sé. Sono trasformazioni gigantesche, pur nel loro perimento limitato, non solo per l’impatto benefico che hanno sulla propria vita ma per la dose massiccia di autodisciplina che occorre per realizzarle.
Ciò che hanno in comune molti desideri è la necessità di sforzo, di impegno prolungato nel tempo. Non si realizzano in un episodio o in un’esperienza isolata e circoscritta nel tempo, come il desiderio di assistere al concerto di un musicista che si apprezza. Occorre invece lo sforzo di autocontrollo ripetuto e ripetuto nel tempo, per frenare e controllare sé stessi, imponendosi di non agire come si è meccanicamente. Occorre questa disciplina prima che sorga e si formi un nuovo modo di essere, diventando spontaneo, senza più bisogno di pensarci; cessando così, ad esempio, di irritarsi per banalità e accrescere le proprie capacità di pazienza. Se non se ne ha l’abitudine, occorre forza di volontà, consapevole e tenace, nell’impegnarsi ogni giorno nel leggere qualche pagina, avvalendosene per molti giorni, prima che leggere diventi un bisogno invece che una fatica.
Perché è così la nostra mente, quando si è abituata a un comportamento, non importa quanto sia positivo o benefico, lo ha automatizzato biologicamente in reti neuronali e lo ripete senza più la necessità di uno sforzo di autocontrollo o di consapevolezza. Per mutarlo occorre rimodulare le reti neuronali con nuove abitudini che ancora non possiede spontaneamente. La mente per cambiare richiede fatica, che è fatica di forza di volontà, per opporsi alle proprie routine sin tanto nuovi collegamenti sinaptici si siano formati, sostituendosi a quelli delle precedenti abitudini emotive, cognitive e comportamentali.
Sicché, vi sono desideri la cui realizzazione dista lo sforzo del proprio impegno, della propria disciplina. È fatica, certo, ma forse ha un costo esistenziale minore del rimpianto. Trovarsi alle spalle nella propria vita modi di essere che non hanno reso felici sé stessi o le persone amate che si potevano cambiare, ma per poca tenacia e troppa pigrizia sono rimasti immutati, con la loro dose di malessere o di opportunità perdute. In altre parole, il prezzo della disciplina è minore del prezzo del rimpianto che si potrebbe dover pagare.
