“Secondo me le donne quando ci scelgono non amano proprio noi, forse una proiezione, un sogno, un’immagine che hanno dentro. Ma quando ci lasciano siamo proprio noi quelli che non amano più.” Giorgio Gaber
L’amore non è cieco, semmai, all’opposto, dilata sguardi, attenzione, prospettive. E nella durata di un legame lo sguardo dell’amore non rimane immutato.
Quando ormeggia, iniziando una relazione, ambizioso di gettarsi ed espandersi nell’Altro, lo sguardo dell’amore è orizzonte di arrivo, acqua che sgorga in superficie preceduta da un lungo viaggio che ha percorso nel sottosuolo. L’amore che sboccia per qualcuno non è infatti una nascita, non è l’epifania dell’inatteso e dell’inizio, semmai una conclusione, un approdo che arriva a destinazione, a compimento. Poiché prima dell’amore, prima della scintilla che innesca il desiderio di un futuro insieme, prima del sentimento che si affida a parole di eternità, vi è la vita già vissuta che lo ha reso possibile, lo ha educato, gli ha dato un linguaggio, un sentire e, soprattutto, uno sguardo. Così quando si guarda l’Altro, nel tempo in cui ancora non si è legati dal tempo, lo sguardo dell’amore è sguardo che cerca sé stesso, che partorisce sé stesso ricercandosi nel volto dell’Altro.
Ed è dunque evoluzione, itinerario ed epopea dello sguardo un legame d’amore nel tempo. Perché il tempo dell’esperienza insieme è anche bilancio e resa dei conti del proprio sguardo, che progressivamente guadagna la realtà, costretto dallo sguardo dell’osservazione all’imporsi giorno dopo giorno dei gesti, dei modi, delle parole della persona amata. Lo sguardo iniziale dell’amore non ha altro spazio che dover arretrare, per far spazio all’irriducibile, concreta e perentoria presenza della persona amata.
Transizione dello sguardo che può suscitare resistenza o lutto per la perdita del proprio sguardo autoreferenziale, sofferenti nell’arrendersi all’Altro, alla densità immodificabile della sua identità.
Ma è in questo nuovo sguardo che è presente una nascita, la possibilità di un parto amoroso e del suo futuro. In questo transito dello sguardo verso la sua capacità di reggere, accogliere, proiettarsi in una persona svestita dal manto dello sguardo dell’amore in cerca di sé stesso. Poiché l’Altra persona appare in tutta la sua irrimediabile incompletezza, imperfezione, distanza, irriducibile nel poter corrispondere perfettamente allo sguardo che all’amore arrivava per trovare sé stesso, cercando l’esatta e perfetta altra metà della propria metà di mela.
È in questo legame, generato da uno sguardo che si è liberato della sua provenienza idealizzante, che si ottiene il meglio dall’amore, per la capacità di umiltà che richiede uno sguardo che non si soddisfa solo di sé stesso, ma sa essere forte e felice abbastanza da desiderare una persona che sempre un po’ sfuggirà al perimento dei propri sogni.
