Le emozioni sono state sdoganate. I cancelli sono stati aperti. Il solo fatto di avere un’emozione che si impone nei nostri stati d’animo ne legittima la manifestazione. Come avessero raggiunto, le emozioni, una sovranità illimitata. Non più sottoposte a rendicontazioni e contenimenti. Non più sottomesse alla fatica dell’educazione e dell’autocontrollo, nè al risconoscimento delle autorità (degli insegnati, dei medici, della legge).
Certo, è benefico liberare gioia, sorrisi e allegria, senza i freni dell’autocensura.
Ma l’ascesa delle emozioni ha prodotto la loro nobilitazione indiscriminata. Una sorta di assoluzione tossica. Perché oggi le emozioni non hanno più reticenza, non sono sottoposte a dubbi, esitazioni. Sono liberate dal giogo della regolazione a cui molte culture, nella storia, le avevano sottoposte. Circolano senza pudore e decenza. Forti di un diritto acquisito. Testimonianza radicale e affermativa dell’io più viscerale. Emancipate dall’essere ancelle che accompagnavano ciò che aveva valore, i contenuti. Non più al servizio del pensiero e della riflessione, pare si sia insaurato un legame tra poter dare libero sfogo alle proprie emozioni e poter godere della propria libertà. La libertà, come esperienza e responsabilità di essere parte di una comunità, ridotta all’arrembaggio emotivo senza condizioni. Limitare, arrestare, condannare le proprie emozioni come fosse limitare la propria libertà.
Ma nienete è più lontano dalla libertà della liberazione generalizzata delle emozioni. Nella loro automattizzata e ingovernata reazione le emozioni producono una gerarchia e una selezione su ciò che si vede, si sente, di pensa, dominano le azioni. Si attivano in modo neurologicamente indipendente dalla coscienza e si impossessano di tutta l’identità.
Quando le emozioni vengono liberate senza più freni, quando si è smarrito il valore della loro educazione, quando si è accantonata la fatica dell’autocontrollo, che seleziona le emozioni da lasciare libere di espandersi e quelle che invece richiedono di essere contenute, ciò che va in scena è tutto il proprio universo emotivo, con le disfunzioni, le cecità, le ferite che lo alimentano. Ma vi sono gesti che richiedono la capacità etica e la forza di volontà perchè non sia liberato il loro danno. Senza regia le emozioni non rendono più liberi, ma schiavi del proprio mondo inconscio e privi di ciò che rende l’essere umano differente da un animale: capace di guidare la propria vita.
