Lo sguardo distante sulle nostre paure

Lo sguardo distante sulle nostre paure

Come sappiamo non tutte le paure che abitano dentro di noi sono, a conti fatti, una compagnia necessaria. Sicché, qualora si sentisse di avere un potenziale non ancora vissuto – di esperienze, di scoperte, di felicità – e lo si volesse liberare è ineludibile mettersi a sedere con alcune delle proprie paure. Non limitarsi, in altre parole, ad assistere alla loro azione come fossero un fardello a cui si è costretti, come se si fossero impadronite di noi e a noi non rimasse che doverle subire.

Per esplorare a fondo le proprie paure aiuta una disposizione d’animo, un modo di rivolgere ad esse lo sguardo. Occorre una propria dislocazione, sapersi spostare e allontanare da sé. Questo distacco da sé richiede di trattenere e sospendere la nostra mente nel considerarle già conosciute poiché nostre, per affrontarle come fossero degli ospiti dei quali ci siamo messi in ascolto. Ci distacchiamo emotivamente e freniamo quello che già pensiamo delle nostre paure, perché vogliamo che ci raccontino la loro natura, il passato da cui provengono, la cultura che le sta orientando, i benefici che cercano di ottenere per noi. Il che richiede non solo di fare domande ma anche un portamento cognitivo nel raccogliere le risposte: “Perché questa paura, anche quando mi sembra che mi ostacoli, sta cercando di aiutarmi?” “Qual è il rischio da cui questa paura cerca di proteggermi?” “Quando ho bisogno di questa paura e in quali dosi?”

Come per ogni buon ascolto, è necessario non fermarsi alle prime risposte che si trovano, con la loro apparenza di completezza. Come sappiamo la nostra mente è incline a farci credere di aver compreso a sufficienza con poco di conoscenze.

Le paure sono sempre un movimento preventivo, anticipatorio, frenano in vista di un pericolo che è stato catalogato dalla nostra mente. E non vi sono solo le paure che si palesano in un’emozione, ma anche quelle invisibili, inconsapevoli, che operano nelle retrovie della psiche, che trattengono e impediscono, indirizzando verso scelte ed esperienze nelle quali è celata la loro regia.

Da questa conversazione interiore potrebbero affiorare diverse varianti, attitudini, delle nostre paure:

  • quando la loro azione è ragionevole, proporzionata ed equilibrata e quando no;
  • quanto hanno incorporato pericoli culturali, adottando valori, costumi, atteggiamenti richiesti per sentirsi inclusi socialmente;
  • quali precise esperienze vissute di dolore o disagio hanno generato la presenza di timori che ritornano nella nostra psiche;
  • quando le esperienze di dolore o disagio vissute nel passato agiscono nelle paure di oggi in modo eccessivo, generalizzato e poco benefico;
  • quanto è fragile la propria autostima da aver bisogno dell’azione delle paure per proteggerla;
  • quanta rinuncia a noi stessi è lasciata nelle mani della paura di perdere i propri legami affettivi e sociali.

Comprese ancor meglio le nostre paure, potremmo affrontare il più denso, decisivo ed esistenziale atto di libertà: scegliere le nostre paure. Scegliere di conservare quelle a cui essere grati, di cui ne riconosciamo la necessità e scegliere di contrastare quelle che, pur avendo una precisa ragione, a conti fatti il loro danno è maggiore del beneficio che vorrebbero consentirci.

 

 

 

 

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