Il nostro benessere psicologico è collegato alla temperatura della nostra autostima.

Il concetto di sé e l’autostima sovente vengono utilizzati in modo intercambiabile. Ma non sono lo stesso.

Il concetto di sé riguarda tutti gli aspetti che consideriamo significativi per descrivere noi stessi. Conoscenze, gusti, capacità, valori, aspetto fisico, professione, legami, esperienze, ecc.

L’autostima interessa invece la valutazione che diamo ai contenuti presenti nel concetto di sé. E’ il nostro sentimento di apprezzamento verso chi ci diciamo di essere. Un sentimento che può derivare dai contenuti effettivi che ci appartengono, ma non necessariamente. Possiamo, pur riconoscendo di possedere tangibili abilità, non provare un sentimento di amore per noi stessi. O, all’opposto, possiamo riconoscerci carenze e lacune, non avere effettivi indicatori oggettivi delle nostre qualità, eppure provare apprezzamento e molto amore per noi stessi.

Come è indirizzata la nostra inclinazione auto-valutativa e il suo impatto sulla nostra autostima?

Il nostro cuore è predisposto a nutrire un modello d’essere a cui aspiriamo, un’idea di noi stessi che vorremo incarnare. La vita plasma in noi uno slancio, un’aspirazione ad essere. Valori che vorremmo saper interpretare, capacità che vorremmo possedere, successi e status sociale che vorremmo raggiungere, relazioni che vorremmo costruire, come condizioni per sentirci realizzati e soddisfatti di noi stessi. La discrepanza tra come ci vediamo – il concetto di sé – e come vorremmo essere – l’ideale dell’io – condiziona la nostra autostima. Prenderci cura della nostra autostima significa dunque affrontare il contenuto di entrambi i poli e ciò che li tiene distanti, oppure vicini.

Perché vorremo essere più coraggiosi, oppure più popolari di quanto lo siamo, o sempre perfetti in quel che facciamo? Perché ci sentiamo insoddisfatti se perdiamo, anche se era molto probabile che accadesse? Perché vorremmo salire ancora un altro gradino nella scala gerarchica, pur sapendo che ci toglierà tempo da poter dedicare ad altri contenuti fondamentali nella nostra vita?

L’ideale dell’io è come una mappa che seguiamo per identificare e cercare di raggiungere una meta psicologicamente indispensabile: sentirci adeguati, sentire che ciò che siamo può essere amato e apprezzato. Questa mappa, che ci indirizza e ci indica cosa ci piace o meno di noi stessi, producendo gratificazioni o insoddisfazioni, si è forgiata attraverso le esperienze che abbiamo vissuto, soprattutto nei primi anni di vita e soprattutto attraverso le ferite che abbiamo patito, i sentimenti di solitudine e di perdita, di abbandono o di incomprensione, esperienze nelle quali ciò che eravamo non lo abbiamo sentito sufficiente per essere amati.

Perciò nel nostro ideale dell’io, in questo motore emotivo che ci indirizza verso un dover essere, potrebbe essersi infiltrata anche una piccola o grande disfunzione, che reclama in noi modi di essere che ci renderanno sempre insoddisfatti e carenti di autostima, perché sono ideali d’essere che rivendicano qualcosa che non ci potrà appartenere.