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GianMaria Zapelli elsewhere

Un contributo psicologico
per una vita consapevole,
gentile ed etica.

Quando bastano le intenzioni, anche se non ci sono i fatti?

Quando bastano le intenzioni, anche se non ci sono i fatti?

Le intenzioni non raramente sono estranee ai fatti. Con una certa frequenza non si trasformano nei gesti, nelle scelte, nelle azioni che effettivamente adottiamo. Volevo arrivare in tempo. Volevo rimanere calmo. Volevo chiamare. Ma è poi diventato: avrei voluto.

La forza delle intenzioni è la loro verità. Perché riguardano desideri effettivi. La sincerità che modella le intenzioni è perciò anch’essa un fatto.
Per questo confidiamo di ricevere riconoscimento per le nostre intenzioni, anche se non sono state seguite dai fatti. Ci ho veramente provato. Lo volevo sinceramente. Ci tenevo anch’io. Per lo loro effettiva sincerità, tanto da attenderci considerazione e apprezzamento.

Va detto che è piuttosto facile, forse persino confortevole, riconoscersi nelle proprie intenzioni, complice proprio la sincerità con cui si presentano nel nostro cuore. Al punto da convincerci che ad esse sia riconducibile la nostra identità più autentica, più che ai fatti che agiamo. Una convinzione a cui potrebbe concorrere l’azione del nostro paladino inconscio, dedicato a farci credere che quel che sinceramente pensiamo di essere sia anche quel che siamo.

Ma rimane il fatto: l’intenzione è sincera e quindi vera. Che fare allora quando ci imbattiamo nella discrepanza delle persone, nello iato tra le loro intenzioni e i loro fatti? Poiché entrambi, intenzioni e fatti sono realtà. Non si contrappongono come lo sbagliato e il giusto.
Forse è questa una misura dell’amore, di qualunque amore: quando accontentarsi delle intenzioni e quando invece pretendere che arrivino ai fatti.

Non è affatto facile regolarsi in questa oscillazione dell’accoglienza, in questo dilemma della tolleranza. Perché a volte già solo la bellezza delle intenzioni è sufficiente per accettare fatti pur carenti. E non accogliere questa bellezza, pur incompiuta, pretendendo sempre e solo i fatti, esclude dall’amore la capacità di ospitare ciò che di vero hanno le intenzioni e di vero hanno anche le fragilità e le carenze di chi amiamo.

Altre volte la differenza è nella necessità dei fatti. Dilemma non facile per un genitore: tra le gli impegni che i figli promettono e i fatti non sempre conseguenti. Così per l’amicizia o l’amore: tra l’affetto che ci viene dichiarato e la dimenticanza che ci ha fatto soffrire.

Vorremo una misura facile da applicare, che ci fornisse serenità quando intenzioni e fatti non coincidono, per sapere quando essere intransigenti sui fatti o accontentarci delle intenzioni. Ma forse è questa irrisolvibile convivenza incessante tra speranza e realtà, tra desideri e accadimenti, che ci occorre e ci rende umani: perché nel vivere dobbiamo far convivere sogni, con il rischio che diventino illusioni, e realizzare fatti, con il rischio che diventino prigioni.

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