La parola teoria sovente è associata a una distanza artificiale e cervellotica dalla vita. Opposta a una preferibile esperienza immanente del vivere, nell’immediatezza di ciò che si sente e si prova.

In realtà, immaginare di poter vivere sempre e solo nel presente è un’assurdità, neurobiologica – non ne vuole sapere la mente di ignorare il passato e il futuro –, ma anche esistenziale – il senso e il significato della nostra vita si costruiscono nel tempo e con il tempo, quello già vissuto e quello che vorremo vivere -.

Certo vi sono momenti in cui la felicità di quel che si vive nel presente è tanto immediata e totalizzante da svuotarci da ogni pensiero, ripensamento, considerazione. Puro flow (flusso) direbbe Csikszentmihalyi, che ci fa sentire immersi in quel che viviamo, nell’esperienza solo del qui e ora che ci accade. In queste occasioni siamo le emozioni che viviamo. Le percezioni ci inondano, isolandoci da ciò che ci collega a un prima o un dopo. Certamente è un’esperienza di leggerezza, poiché la riduzione dell’attenzione al circoscritto perimetro del presente fa sentire liberati e liberi, alleggerendo lo sforzo esistenziale.

Ma è una distopia immaginare di poter vivere solo di questi stati. Se la vita fosse solo il flusso degli stati d’animo nel qui e ora sarebbe di una povertà spaventosa, di un’aridità smisurata. Un’esistenza senza progettualità, sogni, consapevolezze, vittorie e sconfitte, ascese e cadute. Una vita così semplice da non avere l’arte, le scoperte scientifiche, l’impegno faticoso ma esaltante di essere genitori, coniugi, amici, professionisti.

In realtà, le stesse emozioni hanno radici e provenienze che le ancorano al passato. E neppure bastano per avere spessore umano. Perché ci occorre anche capire, interpretare, valutare, scegliere. Ci occorrono risorse che non attingono solo alle emozioni e alle esperienze del presente, ma anche alle teorie che abbiamo fatto nostre.

Poter avere nella mente teorie è una delle caratteristiche peculiari dell’essere umani. Una teoria è un’astrazione delle esperienze a concetto. Una dotazione teorica è una sistematizzazione di episodi scollegati, di percezioni disseminate, di vissuti ricorrenti, in un modello che consente di riconoscere ripetizioni, stabilità e permanenze. La teoria ci fornisce una visione d’insieme, riconosce le relazioni di causa ed effetto tra gli eventi. Ci occorrono concetti e astrazioni per trarre dal presente, e dal futuro che vorremo, ciò che ce li rendono comprensibili e gestibili, per essere di più e più consistenti del solo qui e ora. Una teoria ci separa dal qui e ora, ci sottrae all’immediatezza, per ritornarvi con la pienezza di una consapevolezza.

Sicché la differenza non è allora avere o non avere con noi teorie. Ma la consapevolezza delle teorie che utilizziamo, dei modi di spiegarci i legami e le loro conseguenze. E su quanto sappiano aiutarci a capire e a discriminare la realtà, nelle sue soventi invisibili ragioni.

Per questo, occorre interrogarsi e vigilare sulle teorie che sono in noi, sulle ipotesi e sulle idee a cui ci riferiamo, per affrontare le esperienze che viviamo. Sapendo che è tanto più efficace una teoria quanto più sappiamo che rimane pur sempre un’ipotesi, una mappa concettuale per distinguere la realtà, attribuire significati e fare scelte. Infatti, la migliore teoria è sempre quella che corregge e perfeziona quella che stiamo usando.