Un tema smisurato, per quel che se ne può dire, ma che per avere forma deve avere confini: la libertà. 

Non vorrei aggiungermi al tanto che ne è stato detto e se ne dice, sicché mi limito a poco. Giusto per ricordare la complicata coesistenza nell’esperienza della libertà di sentimenti e fatti, di ciò che si sente e pensa e quel che accade. Perché, non sono solo le condizioni a cui siamo sottoposti a determinare quanto siamo liberi. Non meno importante a condizionare quanto ci sentiamo liberi è come viviamo quel che ci costringe.

Certo, vi sono vincoli più coercitivi e altri meno, ma a parità di vincoli e di doveri è possibile vivere sentimenti di liberà differenti. Perché la libertà non è mai solo un’esperienza oggettiva. I muri, le barriere, gli sbarramenti non hanno solo la concretezza del ferro, delle pietre, delle leggi. Sono eretti sul sentimento delle persone e su come viene concepita la propria necessità di libertà. 

Sicché il tema non è solo, pur vitale, quanto sia oppressivo l’obbligo, quanto sia piccola la cella. La libertà riguarda anche i modi che sappiamo trovare per la nostra autonomia e le nostre scelte all’interno delle regole e dei vincoli. Non vi è quasi alcuna esperienza di relazione con altri, privata o civile, amorosa o professionale, esente da vincoli a cui dobbiamo sottoporci. Ma quasi sempre un obbligo porta con sé anche uno spazio di interpretazione, di scelta e decisione possibile. Dove il vincolo indica cosa non sia possibile, sta anche generando cosa invece sia possibile, pur nel rispetto della limitazione

Sicché non è un modo sufficiente concepire la libertà sulla base delle imposizioni a cui siamo costretti. La libertà è un’esperienza. La otteniamo anche per quanto siamo capaci di sentirci liberi all’interno degli obblighi che dobbiamo seguire. Non siamo liberi solo immaginandoci in ciò che non possiamo fare, ma anche nel chiederci se siamo padroni di tutto ciò che potremmo fare.

Se questa prospettiva appare sensata, allora la libertà cessa di essere solo la rivendicazione che si oppone alla norma e al divieto. Perché è anche capacità d’essere. Perché riguarda la nostra capacità di impadronirci con consapevolezza, motivazioni e abilità di ciò che le regole ci lasciano come spazio di autonomia, di espressione, di interpretazione. E se sono certamente auspicabili buone regole, che lascino una corretta libertà, a volte è più facile scagliarsi contro i muri, immaginando che la libertà sia nella loro soppressione, alimentando così un sentimento di reclusione, che essere capaci della libertà di cui si dispone.