Quel che si vive nel presente dura un momento, poi diventa memoria che potrebbe durare una vita. Il presente è un investimento per la memoria.

E’ vero che non tutto il passato vissuto diventa ricordo, perché non tutto merita di essere ricordato e vi è del passato che il nostro inconscio pensa bene di sottrarci al ricordo.

Ma il ricordo è anche un modo di averne cura, è tempo dedicato a connettersi con il proprio passato, un tempo che cerchiamo nelle conversazioni, nel silenzio della nostra introspezione, nelle immagini che si rivedono. Un passato che vogliamo ricordare, per comprendere dove siamo e dove stiamo andando.

Eppure siamo in un presente nel quale il tempo da dedicare alla memoria sembra irrilevante, persino fastidioso.

Ma senza la memoria e i ricordi il presente diventa irresponsabile. Senza ciò che rimane nel ricordo il presente si trasforma in un’esperienza senza vincoli, senza impegno e senza valori. E’ il desiderio e la tenacia a non dimenticare che ci indirizza e costringe a una misura e a un valore.

Aver cura del presente significa allora anche occuparsi dei propri ricordi. Il ricordo non è dunque un’appendice superflua, ma la condizione per avere spessore e direzione, perché è nella memoria che troviamo rotta e senso. Il presente temporaneamente è solo un attimo, che ospita per sempre il passato.

Così pare azzardato concepire il presente come se fosse sempre un qui e ora da vivere, perché ciò che si vive e come lo si vive è passato da cui non ci si separa, al massimo (e al peggio) lo si può rimuovere.