“Mi fai arrabbiare!”. Sembrerebbe un fatto: provo rabbia e la causa di questa mia emozione sei tu.

E’ facile percepire di vivere un’emozione e quasi sempre riusciamo a riconoscerne la natura: rabbia, gioia, commozione, tristezza, ecc. Ben altra cosa è sapercene spiegare le cause. Frequentemente si confonde il pretesto delle nostre emozioni con la loro causa.

Se proviamo timore nel presentarci davanti a un vasto pubblico per illustrare un progetto, l’occasione di questa emozione è il pubblico in sala che ci sta osservando, ma non ne è certo la causa. Se siamo sul ciglio di un burrone e proviamo paura, il pretesto emotivo è lo strapiombo, ma non è la ragione del nostro timore, che in questo caso è di volerci sottrarre all’eventualità di perire.

La causa delle emozioni è il loro movente, la ragione per cui si attivano spontaneamente e irresistibilmente. E va distinta dalle occasioni, dalle esperienze che si vivono, che sono invece gli inneschi della reazione emotiva. Il detonatore di un ordigno esplosivo non è la causa dell’esplosione, la causa va cercata in chi ha fabbricato e ha attivato l’ordigno.

Per questa ragione, lo stesso strapiombo non produce in tutti lo stesso timore, poiché non tutti hanno la stessa esperienza del pericolo. Ed interagire con una persona che non ascolta non produce in tutti la stessa reazione emotiva, poiché, ad esempio, non tutti hanno lo stesso bisogno di sentirsi capiti e riconosciuti.

Perciò, se volessimo comprendere le ragioni delle nostre emozioni dobbiamo evitare di  confondere le circostanze che le attivano, con i moventi psicologici e soggettivi che ne producono la manifestazione: “Non sei tu a farmi arrabbiare, ma è il mio sentimento di impotenza.” “Non sei tu a farmi arrabbiare, ma è un bisogno eccessivo di essere capito e compreso.” “Non sei tu a farmi arrabbiare, ma la mia incapacità di accettare una separazione.” “Non sei tu a farmi arrabbiare.”

Indagare le cause delle nostre emozioni è un itinerario smisurato. In modo sintetico e parziale si può suggerire di cercarle nelle ferite che abbiamo vissuto, nelle gratificazioni che si sono ripetute, nei vuoti che non si sono colmati, nell’amore che abbiamo ricevuto o che ci è mancato. E cessare di ritenere che gli accadimenti che viviamo, che le parole che ci dicono, che gli sguardi che ci negano, ne siano la ragione.

Perciò, ciò che genera le nostre emozioni non va ricercato in ciò che ci accade, ma in quel che ci è accaduto.