La complicità ha diverse versioni, diverse anime. Vi sono le complicità fraudolente, che si alimentano di alleanze nocive. 

E vi sono quelle, rare e incantevoli, che sono incontro di affinità. Le complicità che emozionano e deliziano, per la vicinanza e la sintonia che si vive, da consentirci l’incanto di un legame speciale, nel quale le parole, i gesti, i pensieri perdono il superfluo, per diventare solo l’essenziale. Si apprezza e si anela alla complicità e a volte si rimedia, mancando la sua versione magica, con quella insalubre e perniciosa.

Le relazioni di complicità che riusciamo ad avere nella nostra vita non dipendono solo da chi incontriamo, quasi fossero circostanze e occasioni fortunate che ci sono accadute. Vi è anche una predisposizione alla complicità, alla realizzazione di una prossimità con le persone, nella quale il silenzio sostituisce l’inutile, nella quale “ci si capisce” accuratamente, di dettagli che accedono alla nostra intimità, senza la fatica di doverli mostrare o dichiarare. La complicità è seducente e inebriante, perché ci permette l’esperienza di accordarsi a tal punto da non aver bisogno di intermediazioni di chiarimenti, di adattamento. Io sono pienamente e sono allo stesso tempo noi. Io e noi sono perfettamente allineati.

Ma occorre essere capaci di complicità per poterla trovare e vivere. 

Tra ciò che ci rende abili di complicità vi è la capacità di silenzio. Nient’affatto facile, perché saper vivere il silenzio richiede confidenza e familiarità con il proprio corpo. Poiché il silenzio non è un’esperienza riflessiva, ma precede la riflessione. Non è un’esperienza di pensiero, bensì lo precorre. Mentre il tacere è un prodotto, è una generazione, un’azione di volontà, il silenzio lo si accoglie, non lo si produce, emerge e affiora. Si tace ed è diverso che mettersiin silenzio.

Il silenzio si rivela attraverso il corpo. Il corpo che ci è offerto attraverso i sensi e le percezioni di cui siamo capaci, nel sentire ciò che raccoglie e coglie del mondo intorno, prima di pensarlo, rappresentarlo, catalogarlo. Il corpo è pre-categorico, è preliminare, è relazione di prossimità immediata con il mondo, prima che esso acquisti una forma attraverso il pensiero. Il silenzio lo si trova quando si è capaci di mettersi in ascolto del proprio corpo, di ciò che raccoglie attraverso i sensi. Capaci di ascoltare ciò che viene prima, il corpo.

Ed è attraverso questo ascolto, accurato e accogliente, che si palesa la complicità, il sottile e quasi impercettibile legame di vicinanza e corrispondenza che avviene con qualcuno. Perché quando accade non riguarda avere uguali pensieri, neppure riguarda condividere le stesse opinioni, ma riguarda la stessa pelle, lo stesso respiro con cui si è in sintonia. Ci si sente e ci si capisce, perché siamo capaci di ascoltare nel silenzio l’Altro, che affiora con il suo corpo, con le sue percezioni, i suoi palpiti, le sue pulsazioni del cuore.