Abbiamo un’identità, ma non è come dire una misura, un perimetro preciso. Identità è di più. Possiamo per questo essere incessanti ricercatori di ciò che ancora non conosciamo di noi stessi, oppure appagati di ciò che abbiamo trovato.

Ma se volessimo interrogarci potremmo chiederci quali siano i nostri limiti, ovvero chi non saremo mai, ciò che ci è assolutamente estraneo e che non potremo mai. E chiederci anche dove invece siano i confini che non stiamo valicando, quali aspetti della nostra identità sono in attesa di essere scoperti, praticati, percorsi e vissuti.

E vi è da pensare che se non sapessimo dire quali siano i nostri limiti e dove si trovino i nostri confini abbiamo parecchio da conoscere di noi stessi. Perché, ancorché la nostra identità sia più vasta di ciò che possiamo dire di essa, non è illimitata, ovvero non possiamo essere tutto ciò che desideriamo o vorremmo. 

Conoscersi significa anche conoscere chi non saremo mai. Ad esempio, che non saremo capaci di essere persone totalmente generose; oppure coraggiose tanto da saper dominare alcune paure che su di noi hanno sempre vittoria; o ancora che non avremo nella nostra vita esperienze precluse da capacità che ci mancano, che non saremo mai capaci di rendere eccellenti.

Sapere dei nostri limiti non è una conoscenza depressiva, ma aiuta a dare misura alle nostre aspettative. 

Diversa è la conoscenza dei nostri confini, delle possibilità che possiamo e che non siamo ancora. Delle esperienze che potremmo vivere, delle emozioni che potremmo incontrare, delle capacità che potremmo equipaggiare. Se la difficoltà del limite è di non riconoscerlo e di credersi di più di quel che siamo, all’opposto la difficoltà del confine è di crederlo un limite e non concepire per se stessi qualcosa di più o di diverso di dove siamo arrivati. Perché per superare un nostro confine, per aggiungere scoperte alla nostra identità, sovente dobbiamo abbandonare e lasciarci alle spalle qualcosa di noi stessi, che fa parte del nostro presente o a volte del nostro passato. 

Così potremmo parafrasare un famoso precetto di tre indicazioni per la felicità, riconducendolo alla conoscenza della nostra identità. Conoscersi significa: 

  1. sperimentare con coraggio i nostri confini, dove potremmo essere di più,
  2. accettare serenamente i nostri limiti e chi non potremo mai essere,
  3. saper distinguere correttamente i nostri confini dai nostri limiti.