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GianMaria Zapelli elsewhere

Un contributo psicologico
per una vita consapevole,
gentile ed etica.

Modi di vivere il conflitto

Modi di vivere il conflitto

La relazione che abbiamo con il conflitto è una variabile plastica della nostra vita. Ovvero, condiziona, sovente invisibilmente, le direzioni che prendiamo. 

Come sappiamo sono due i teatri del nostro potenziale conflitto: quello interiore e quello nelle nostre relazioni con gli altri. Per quanto molto diversi, entrambi devono affrontare ciò che caratterizza un conflitto: la salvaguardia di un contenuto attraverso la potenziale soppressione dell’opposto. Perché ogni conflitto, che sia subìto o ricercato, vive all’interno di un orizzonte connaturato alla morte, che può assumere le forme della perdita, della scomparsa, della rinuncia o della cancellazione. Per questo è così frequentemente rimosso, eluso, oppure patito.

Però appare semplicistico immaginare il conflitto, tout court, come una degenerazione, come una deriva che si allontana da ciò che sarebbe meglio e preferibile. Come se sempre e in ogni circostanza fosse l’esito di una carenza o uno smarrimento delle modalità opportune e, soprattutto, possibili.

E’ certamente vero che vi sono conflitti che si possono evitare, che danneggiano. Conflitti che logorano, ispirati da ragioni irragionevoli. Ma è non meno evidente che sovente e inevitabilmente vi sono scelte, occasioni, alternative, soddisfazioni che richiedono di passare attraverso un conflitto. Che richiedono di affrontare l’antagonismo con ciò che potrebbe soffocare, impedire, reprimere, mortificare una nuova idea, un sentimento, una scoperta, un sogno.

I conflitti nella maggior parte dei casi non sono clamorosi, con stracci che volano e gesti roboanti. I conflitti che incontriamo, quelli che ci agitano emotivamente, che accendono desideri ostili, ma anche quelli, soprattutto, che evitiamo e a cui ci sottraiamo, cambiando strada, rinunciando o declinando, sono minuscoli, quasi invisibili. Sebbene abbiano un’influenza macroscopica nella nostra vita. Sono nelle occasioni, molte, quando l’io si incontra con il noi, quando le attese incontrano gli ostacoli, quando le parole incontrano il silenzio, quando il gesto incontra l’invisibilità.

Così ecco una differenza non da poco, nella nostra relazione con il conflitto, che fa differenza nella vita che costruiamo. E’ la capacità di riconoscerlo e di farlo proprio, di impossessarsene. Perché portare allo scoperto i propri conflitti aiuta a distinguere quando sono inulti e disfunzionali. Ma anche quando sono necessari. Aiuta a costruire un rapporto conciliato e accogliente con il conflitto che possiamo vivere. Perché ci insegna a non temere inutilmente il giudizio degli altri. Ci educa a considerare l’antagonismo e l’opposizione come condizioni necessarie e ineludibili. Ci rende autori dei nostri sentimenti e ce li fa accettare, senza aspirare a uno stato devitalizzato di armonia pacificata.

Saper vivere il conflitto senza fuggirlo o eluderlo, consente di vivere con consapevolezza e protagonismo la vitale tensione tra regole e trasgressione, tra sé e l’altro, tra l’adesso e il dopo, tra chi sono e chi potrei essere.

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