Parrebbe una sintesi corretta dire che la vita biologica e fisica è risultato di equilibri tra opposti. Non somma di caratteristiche, ma combinazione di antagonismi: tra giorno e notte, tra caldo e freddo, tra asciutto e bagnato, tra poli magnetici che si attraggono e poli che si respingono. L’esistenza di un organismo è composta da movimento, oscillazione, combinazione di tensioni polarizzate. La vita emerge e si afferma grazie alla coesistenza di contrapposizioni.

Non è di meno la nostra esistenza psicologica e identitaria. Ci sono necessarie le opposizioni, le contraddizioni. Non siamo lineari, somma di desideri, comportamenti e scelte che vanno nella stessa direzione. Invece siamo contraddizione.

Abbiamo bisogno di amare e odiare, di tenere e abbandonare, di avvicinare e allontanare.  Ci sta a cuore essere attenti alle persone, preoccuparci degli altri, e allo stesso passiamo accanto al dolore in cui ci imbattiamo e non ci fermiamo. Ci impegniamo nell’onestà e nel rispetto, ma pure trasgrediamo le regole e aggrediamo sentendoci giustificati. Siamo felici e anche infelici, sinceri e anche falsi, desideriamo la vita e pure la limitiamo o la danneggiamo.

Sicché, quando ci prendiamo del tempo per interrogarci intimamente, invece che assemblare l’elenco delle caratteristiche che possediamo, più accurato e illuminante cercare in quali modi combiniamo gli opposti che viviamo. In quali modi siamo diffidenti e anche fiduciosi. Siamo aperti e anche chiusi. Fedeli e anche infedeli. Attenti e anche distratti. Determinati e anche arrendevoli.

È questa oscillazione, questa coesistenza contraddittoria di modi contrari che produce la nostra identità e la sua concreta manifestazione. Perché è nei modi con cui siamo contradditori, nei nostri personali modi attraverso cui accogliamo gli opposti che avviciniamo l’insieme della nostra esistenza. Considerando le incoerenze che ci appartengono e l’equilibrio in cui si trovano. 

Sicché, semmai volessimo migliorarci o persino essere più felici, non è un’azione che può concentrarsi su un aspetto dei nostri modi di essere, come fosse isolabile e autonomo. Cambiare è mutare l’equilibrio in cui ci troviamo. Un equilibrio basato sulla composizione di opposti che abbiamo costruito di esperienze e scoperte, di capacità e debolezze, di desideri e rese. Cambiare è spostare pesi, è rimodulare le contraddizioni. Non si può essere più sinceri senza la fatica di rinunciare ai benefici della falsità. Non si può essere più empatici senza rinunciare ai benefici dell’indifferenza. Come non si può essere più coraggiosi senza rinunciare ai benefici della timidezza.