Sentirsi coerenti è un bisogno identitario, sovente perentorio.

La necessità della propria coerenza è prodotta dall’esigenza esistenziale di proteggere la propria sopravvivenza, assicurandosi un legame sociale, l’accoglienza nel noi della comunità. Tant’è, che non ci si tormenta di incoerenza quando nel privato i nostri modi tradiscono le nostre dichiarazioni. Mentre diventa attributo fondamentale nella nostra identità sociale, nel nostro essere insieme e con gli altri. 

Perché il mondo che abbiamo intorno richiede e si attende coerenza, come condizione per accettare, includere, accogliere. La coerenza rassicura, garantisce la prevedibilità del futuro, la fedeltà tra ciò che si promette e quel che si realizza. La coerenza non sorprende, non trasgredisce, non inganna. Ed è evidente che una comunità e un legame abbiano bisogno di coerenza per sopravvivere: di regole che vengono mantenute, di impegni che vengono rispettati, di valori che vengono applicati. 

Così, la relazione con la contraddizione ci investe con un profondo conflitto. Tanto profondo da non essere solo psicologico, ma anche nelle mappe neurobiologiche della mente. E’ il conflitto tra l’imperativo che spinge a proteggere, attraverso la coerenza, la propria inclusione e appartenenza sociale. E la propria identità, che si sostiene attraverso il governo dell’incoerenza, attraverso la coesistenza di opposti. Poiché il nostro slancio, mosso dal motore vitale del desiderio, è profondamente plurale e contradditorio, popolato da una molteplicità incoerente: sogni, aspirazioni, ricerche, ambizioni e ideali, che stipulano simultaneità. E’ forse il conflitto più umano ed esistenziale che possiamo vivere, tra ciò che in noi ha esigenza di coerenza, di linearità e quel che in noi invece palpita di contraddizioni, di dualità. 

Possiamo allora risolverlo rimuovendolo, eclissandolo, credendoci coerenti anche quando non lo siamo, convincendoci che la nostra incoerenza non sia attribuibile alle nostre modalità d’essere. Possiamo anche ignorare il gorgo dei nostri desideri e le contraddizioni che reclamano. Possiamo tranquillizzarci, escludendo e condannando in nome della coerenza. 

Oppure possiamo stabilire un patto con la nostra incoerenza, con la nostra dualità. Accettando trame diverse e coesistenti della vita e di noi stessi. Che si possa essere sinceri e bugiardi, appassionati e freddi, generosi e individualisti, aperti e chiusi. Che si possa desiderare il fuoco e il gelo. Saper vedere nella stessa realtà amore e odio, coraggio e paura, vicinanza e distanza.

Anche l’idea stessa di dialogo ci porta alla necessità di vivere la contraddizione, la dualità del logos, la duplicità che si deve saper mettere insieme delle idee che sono opposte. Dia-logo.

Certo il rischio è tanto, aprendo le porte all’incoerenza. Potrebbero entrare danni, ingiustizie, opportunismi. Ma come sempre, non è con le barriere che si costruisce autenticità e futuro, ma con il coraggio che occorre per aprirsi alla molteplicità. Sapendo che se ne dovranno affrontare conseguenze anche meno positive, senza paura.