Per conversare con sé stessi

Per conversare con sé stessi

Forse ciò che più caratterizza e distingue l’essere umano è la conversazione interiore, la possibilità di parlarsi, di un pensiero dedicato a considerare e a dialogare con ciò che avviene in sé stessi e di sé stessi. Se ci appartiene per natura umana di comunicare con noi stessi, di avere riflessioni su ciò che percepiamo, sentiamo, decidiamo, quel che cambia è come ricorriamo a questa possibilità, l’uso che ne facciamo. Perché molto della nostra vita, di quel che diventiamo, dipende da come entriamo in contatto con noi stessi.

È sbagliato ritenere che vi sia un modo giusto e uno meno nel conversare con sé stessi, come se la consapevolezza di sé, che è uno dei prodotti della conversazione interiore, debba essere un valore assoluto, un’aspirazione doverosa per sé stessi. Non vi è nessun dover essere che richiede di sapersi parlare accuratamente. Si può essere appagati dalla felicità e anche persone profondamente etiche pur avvalendosi di un’imprecisa, approssimativa ed episodica conversazione con sé stessi. Conversare con sé stessi, per ottenerne la conoscenza di sé, non è un fine, ma un mezzo, una possibilità a cui possiamo ricorrere, secondo quanto pensiamo di poterne beneficare per ciò che vorremmo essere o realizzare o vivere.

Sicché, laddove si avesse desiderio e necessità di dedicarsi un po’ di tempo e pensiero per dialogare con sé, aspirando a conoscere di sé quel che abbiamo di meno accessibile, qui quattro sintetici e certo parziali suggerimenti.

Predisporsi alla sorpresa. Quando ci interroghiamo non partiamo mai da zero, portiamo con noi idee che già abbiamo di noi, convinzioni sui nostri modi di essere e sulle nostre inclinazioni. Aiuta una buona conversazione con sé sospendere e trattenere le idee che già abbiamo raccolto di noi stessi, convinti che vi siano aspetti di noi stessi che ci sfuggono totalmente. Dunque, non cercare la conferma di quel che già sappiamo di essere, ma la sorpresa di quel che non conosciamo ancora.

Scegliere le parole. Soffermarsi a riflettere su di sé è dar forma con le parole a quello che troviamo. Sicché le parole a cui si ricorre per descrivere quel che si cerca di mettere a fuoco non sono mai neutrali, ma sono la materia di quel che si trova. Perciò, tanto più il linguaggio che utilizziamo è accurato, preciso, originale e meditato tanto più la conoscenza di sé diventa sapere.

Nessun punto e a capo. Conoscersi non è mettere dei punti a capo, arrivare a conclusioni che ci permettano di incasellare e catalogare i nostri modi di essere. Conoscersi è piuttosto un discorso infinito, una conversazione che non cerca rassicurazioni nell’aver compreso tutto ciò che vi è da comprendere di noi stessi. Conoscersi è un interminabile incompletezza.

Intercettare i varchi. Infine, ma indispensabile, una profonda e sorprendente conversazione con sé stessi richiede di accedervi dagli ingressi giusti. Accorgendoci e intercettando in quel che viviamo gli accadimenti, i modi di agire, gli episodi, gli stati d’animo da interrogare, come dei galleggianti sulla superfice del nostro mare, sotto i quali un filo scende dentro il vasto profondo di noi stessi. La conversazione con sé stessi è preceduta da una vigile attenzione a sé stessi.

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